
Il maggiore
Il maggiore

Un paio di note
Si parlava di come la guerra fosse una esperienza mentale distruttiva e di come invece l'alieno protagonista del mio racconto ne sembrasse esaltato.
Così ho pensato di scrivere un racconto che parlasse proprio di come la guerra, l'uccidere, anche se sopravvivi fisicamente, corroda il tuo spirito.
Queste righe, seppur riscritte totalmente negli ultimi mesi sono ispirate ad un abbozzo di incipit scritto anni fa, di una cosa molto più lunga che non ho mai portato a compimento e che doveva avere un lieto fine... in qualche modo.
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Fa pensare al concetto di "onore" nella guerra: esiste ancora? E' mai esistito?
Mi è piaciuto, voto 5.
Re: Il maggiore
In questa versione della storia in effetti mi risulta difficile immaginare un possibile lieto fine, purtroppo.
Onore... onestamente non so quando mai ci sia stato vero "onore" nella guerra.
- Alberto Marcolli
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commento: Il maggiore
Qui ci troviamo in tutt'altra situazione, con un finale incerto che mi farebbe piacere pensare positivo.
Non comprendo la frase finale: "era per lui non c'era più speranza.". Forse: "ora per lei non c'era più speranza."? Ma in questo caso il finale non lascerebbe spazio a un finale aperto. E allora direi: "ora per lei rimaneva solo un briciolo di speranza." Oppure: "ora per lui non c'era più speranza."
La vicenda è ben narrata, con la dovuta dose di crudezza.
voto 4
Re: Il maggiore
Anche se mi dai una bella botta in testa! Perché mi fai capire di non essermi fatto capire e che non passa il significato profondo.
"Fu in quel momento che il maggiore capì che qualunque decisione avesse preso, in qualunque modo quella guerra fosse andata a finire, che lo impiccassero o lo decorassero, era per lui non c'era più speranza."
È corretto. È per il maggiore che non c'é speranza. La speranza di salvare il suo spirito e la sua anima, perché la guerra, la sua crudeltà e la sua ingiustizia li corrodono e li distruggono, qualunque sia il risultato mondano, vittoria o sconfitta, lui perderà.
Ho tentato, ed evidentemente ho fallito, di fare passare questo messaggio: che in guerra sono tutti vittime. Anche chi ha il fucile in mano. Anche quando pensa di star vincendo. (questa è la drammatica illuminazione che ha il maggiore in questa ultima frase).
Quella povera ragazza senza nome è probabilmente condannata (certo anche per lei non c'é, quasi speranza), ma il maggiore capisce che per fare quello che ci aspetta da lui, dovrà uccidere un pezzetto della sua umanità
Re: Il maggiore
"Fu in quel momento che il maggiore capì che qualunque decisione avesse preso, in qualunque modo quella guerra fosse andata a finire, che lo impiccassero o lo decorassero, era per lui non c'era più speranza."
Aggiustala così (se vuoi):
"Fu in quel momento che il maggiore capì che qualunque decisione avesse preso, in qualunque modo quella guerra fosse andata a finire, che lo impiccassero o lo decorassero, "significava" per lui che non c'era più speranza", o solo "per lui non c'era più speranza".
Con 2 "era" suona male, ciao

Re: Il maggiore
Quel "era" in più ce lo ho addirittura aggiunto apposta in revisione per dare più enfasi!
vediamo un po' cosa ne pensano gli altri commentatori! Che alla fine l'autore è sempre un pessimo giudice del suo testo!
Come ti sembra il resto?
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A parte la frase contestata, che appare come una via di mezzo tra una oggettiva ellittica del "che" (propendo maggiormente per questa interpretazione) e un predicato nominale piuttosto ambiguo, che combina una copula con un complemento di vantaggio/svantaggio, un verbo e una parte nominale. Insolita come costruzione, ma io non sono di certo il custode della grammatica e della sintassi; e diciamo che sembra "grammaticamente accettabile" nel linguaggio parlato. Il racconto, d'altro canto, è realistico, soprattutto in questo periodo.
Come hai giustamente sottolineato, si tratta di un estratto, e presenta alcuni limiti di completezza, tipici di qualsiasi contenuto estrapolato. La parte più interessante del racconto, il suo climax, è rappresentata dalla scena finale "sospesa" che illustra efficacemente la guerra come un'esperienza disumanizzante, sia per il maggiore che per la ragazza, che cerca una luce di umanità negli occhi del suo "plausibile carnefice". Ma il Maggiore è ormai un'anima nera e sa che non esiste alcuna candeggina (scusa l'amara ironia) che possa sbiancarla, anche quando tutto sarà finito. Bravo, Roberto. È un bel racconto, crudo e crudele, ma la sensazione di parziale incompletezza (un contesto/ambientazione/ampiezza più specifici, pure di fantasia, avrebbero giovato molto per dargli un tono ancora più realistico) mi porta a suggerire un 4 come voto.
Saluti, Roberto,
Antonio
Re: Il maggiore
grazie del voto e del commento.
Diciamo che la "completezza" è limitata soprattutto dai vincoli di lunghezza che volevo rispettare.
Percui abbiamo una "guerra" generica, una guerra come tante. Un "maggiore" come tanti.
Una "vittima" come tante.
Caratterizzate solo quel minimo per creare la necessaria empatia col lettore.
Il Maggiore è un "anima nera"? No forse no, almeno non lo è all'inizio del racconto, lì è forse un anima rassegnata, ma di sicuro nell'ultimo paragrafo vede di fronte a se il baratro e capisce che è destinato a diventarlo e le parole che la sua decisione sarà il prima il passo dell'inevitabile discesa all'inferno.
Di certo un tema che potrebbe dovrebbe prendere molto più spazio, ho una storia che esplora concetti simili di 80K battute, ma non è questo il luogo e l'occasione.
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commento
Re: Il maggiore
la tua è una domanda interessante, molto. Ritengo che un ragazzo, purtroppo, avrebbe generato ancora meno esitazioni. Cruda tremenda tradizione (è così già nell'Iliade) le donne e le ragazze possono venir risparmiate (sono preda) i maschi, anche bambini molto raramente, crescendo impugneranno le armi e saranno nemici.
Bambino, avevo pensato anche a questo... o una ragazza ancora più giovane, e fare sviluppare l'empatia non tramite la "bellezza" ma tramite un sentimento paterno... ma poi veniva a mancare quello stimolo alla violenza che è l'altro motore del racconto.
Concordo con te anche sull'altro punto il racconto perderebbe forza se lei si salvasse... ma ho preferito cmq lasciare un finale aperto, per dare alla possibilità al lettore di sognare, sperare, se vuole e può
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Un bel racconto sulla crudeltà e la stupidità della guerra, benché la violenza sulla ragazza (doveva essere per forza bella?) porti il tema e il lettore altrove.
Forse la sequenza più vera e viva è quella dove il caporale, alla fine del gioco, punta alla ragazza la pistola alla testa. Io l'avrei fatto sparare senza sguardi che ispirassero pietà o lascivia, o la ricerca di consenso del superiore. La guerra è un'operazione essenzialmente funzionale, dove le emozioni devono soccombere, tutte. E l'unica pietà possibile è la tortura evitata. Ma il Maggiore deve anche capire se evitare il gioco non possa mettere in pericolo la sua vita e quella dei suoi uomini. In guerra tutti sono armati e la vita di ciascuno è legata alla paura e al consenso. Guai a perdere l'una o l'altro.
La chiusa finale anche per me non funziona. Il testo è incomprensibile, cioè non ne capisco il senso.
"Fu in quel momento che il maggiore capì che qualunque decisione avesse preso, in qualunque modo quella guerra fosse andata a finire, che lo impiccassero o lo decorassero, era per lui non c'era più speranza."
Ora, o ti limiti a un semplice: era per lui a non esserci più speranza.
O ristrutturi l'intero periodo in modo più corposo, ad esempio:
In quell'istante il Maggiore comprese, qualunque decisione fosse stata presa, qualunque fosse stato il risultato di quella guerra, per lui la questione era semplice: perdere la vita o la speranza.
A rileggerti
Re: Il maggiore
Sei il secondo che non ama il finale. Quindi immagino che qualcosa vada fatto. Strano perché invece era stato uno dei pezzi preferiti dei BetaLettori.
Vediamo come si potrebbe cambiare.
La ragazza "bella" e la violenza. è un modo per creare anche maggiore empatia con il lettore. La sua situazione è disperata va oltre il "semplice" rischio di morire con un colpo alla testa.
Inoltre questo mi permette di creare una linea di empatia con il Protagonista. A dir la verità su questo punto avevo pensato anche ad altro. Una ragazza ancora più giovane che invece dell'attrazione stmolasse un istinto più paterno (magari gli ricordava una figlia o una nipote o qualcosa di simile).
Ma per prnedere due piccioni con una fava e più semplice così )senza contare il rischio di scandalizzare qualcuno se avessi messo in questa situazione un bambino/ragazzino). In fin dei conti quello della violenza sulle donne è uno degli aspetti più comuni e più tristi di certe situazioni.
Lil momento di interruzione nell'escuzione mi serve proprio per dare al Maggiore l'opportunità di capire il baratro infernale in cui la sua anima sta finendo. Perché il punto del racconto è tutto quello.
Re: Il maggiore
Se a qualcuno venisse puntata una pistola alla testa, sperimenterebbe/proverebbe un'intensa paura. Di fronte a questa fortissima emozione, ci sono due reazioni possibili: attaccare o fuggire. Esiste anche la paura che paralizza, un panico che non ha un oggetto ben determinato (ma non mi sembra caso del tuo racconto); perché non si può restare fermi ad aspettare il verdetto. Non è conveniente farlo: tanto muori lo stesso. Perciò la protagonista anonima dovrebbe trovarsi immobilizzata, impossibilitata a muoversi: legata, o tenuta ben ferma, prima che il Maggiore parli e il caporale esegua gli ordini.
Ciao…
Re: Il maggiore
interessante riflessione, ma purtroppo è quello che succede molto spesso.
Credo che non sia solo paura o non essere abituati alla violenza, ma la speranza che possa succedere qualcosa, mentre le alternative difesa o fuga non hanno chiaramente possibilità di successo. Strappare attimi di vita e posticipare l'inevitabile.
Alcuni mesi fa ho letto un bellissimo e agghiacciante libro sul processo di Norimberga, chiesero ad uno degli ufficiali delle SS di, credo, Auschwitz, come facevano a controllare la massa di deportati quanto arrivavano i treni. La risposta, tremenda, fu “speranza”.
Di fronte alle nulle possibilità di fuga o resistenza, i nuovi arrivati si lasciavano condurre al macello aggrappandosi alla speranza che ci fosse una via di uscita.
Infatti, precisava, quando le “attività” dei campi divennero più note e di fronte alla certezza della morta ci furono casi in cui all’arrivo dei treni ci furono tentativi di resistenza. O ad esempio l’unico tentativo di rivolta a Auschiwtz fu appunto dei Sonderkommando che avevano molto chiaro che non c’era nessuna possibilità
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Re: Il maggiore
Perché pensi di creare maggiore empatia con una bella ragazza? È un espediente. Un resistente che difende le sue posizioni e induca i suoi carnefici a riflettere col suo appello sarebbe meno facile ma più efficace. L'empatia la stabilisci con le parole in un racconto, non evocando immagini filmiche. E forse il baratro che il Maggiore intravede non è causato dalle uccisioni in sé, ma dalle conseguenze della guerra. Ossia, non è tanto il sé quello che conta, ma il noi. Per te il baratro è una questione personale. Mi comporto da boia e ne devo rispondere alla mia coscienza. Ma il comportarsi da boia in sé non significa molto se il fine di quel comportamento non è anch'esso discutibile moralmente. Cioè in guerra tutte le parti uccidono e commettono atrocità, ma magari qualcuno potrebbe farlo per evitare danni peggiori. Non è uccidere in sé un crimine atroce, ma il motivo e le conseguenze, oltre che il modo.Ombrone ha scritto: 24/03/2025, 20:17 Grazie del commento e del voto.
Sei il secondo che non ama il finale. Quindi immagino che qualcosa vada fatto. Strano perché invece era stato uno dei pezzi preferiti dei BetaLettori.
Vediamo come si potrebbe cambiare.
La ragazza "bella" e la violenza. è un modo per creare anche maggiore empatia con il lettore. La sua situazione è disperata va oltre il "semplice" rischio di morire con un colpo alla testa.
Inoltre questo mi permette di creare una linea di empatia con il Protagonista. A dir la verità su questo punto avevo pensato anche ad altro. Una ragazza ancora più giovane che invece dell'attrazione stmolasse un istinto più paterno (magari gli ricordava una figlia o una nipote o qualcosa di simile).
Ma per prnedere due piccioni con una fava e più semplice così )senza contare il rischio di scandalizzare qualcuno se avessi messo in questa situazione un bambino/ragazzino). In fin dei conti quello della violenza sulle donne è uno degli aspetti più comuni e più tristi di certe situazioni.
Lil momento di interruzione nell'escuzione mi serve proprio per dare al Maggiore l'opportunità di capire il baratro infernale in cui la sua anima sta finendo. Perché il punto del racconto è tutto quello.
Commento
Re: Il maggiore
Beh d fronte a questo vero plebiscito devo ripensare quella frase.
Re: Il maggiore
Creazione dell'empatia... ovviamente in un racconto l'empatia la crei con le parole, Le storie sono fatte di parole. Ma le parole le usi anche per creare immagini, emozioni e sentimenti, NON solo ragionamenti. E si gli espedienti il bravo scrittore deve usarli e saperli usare, sono le corde da far vibrare.
Esistono tanti tipi di lettori, di testa, di pancia, di cuore. I ragionamenti sono molto efficaci coi primi, ma non con gli altri.
Potevo impostare qualcosa di simile? Forse, ma non mi interessava, sarebbe piaciuta solo a un certo tipo di pubblico e onestamente una discussione/dibattito o, peggio, un monologo del condannato, avrebbero fatto crollare la tensione emotiva.
Questi ci porta alla seconda questione. la penso diversamente da te su un punto. Dare la morte è sempre qualcosa che ti incide nell’anima, anche se lo fai per una causa giusta. Questo secondo me è un punto fondamentale.
Il che ci porta alla giustizia… qui non parlo appunto di giustizia, qui parlo proprio solo della morte.
Chi ha ragione? Boh non lo so io stesso che li ho creati questi personaggi.
Forse il Maggiore è il braccio di un regime repressivo e orribile… o forse è la povera vittima, la apparentemente innocenti ragazza, ad essere un membro fanatico di una setta di assassini sanguinari. Chi lo sa, forse un proiettile in testa lo giudicheresti fin troppo pietoso per i suoi possibili orridi crimini.
Non approfondisco le ragioni per cui si è arrivati a questa situazione. In uno scenario di pura fantasia sono risibili probabilmente noiose per il lettore. E lo scenario è di fantasia appositamente…. Perché si può arrivare a situazioni simili, lo abbiamo visto purtroppo, per una infinità di cause, anche le più stupide
(in una delle prime versioni c’era questa frase poi tagliata:
“Da quelli parti sembrava che si odiassero tutti tra di loro. Ogni zona aveva qualcosa da rinfacciare ai vicini, fosse un qualche fatto storico, una ingiustizia, o una guerra persa, magari un furto di galline ingrossato in una faida secolare o anche qualche torto semileggendario successo millenni prima.”
Basta veramente poco)
Di certo posso dirti una cosa. Entrambi si sarebbero dichiarati nel giusto, perché nessuno è realmente cattivo. TUTTI (a parte gli psicopatici ovviamente) facciamo quello che facciamo pensando che sia Buono e Giusto.
Persino, anche qui torno a Norimberga, i criminali nazisti alla sbarra erano convinti di aver fatto la cosa giusta, fino all’ultimo.
E questo ci riporta all’inizio. Al messaggio. Uccidere ferisce la stessa anima di chi lo fa.
Al di là di qualsiasi motivazione.
Commento: Il maggiore
"per una volta ci avevano azzeccato", "addirittura la convenzione di Ginevra", vista la schifosissima copertura aerea concessa dall'aviazione". Buon racconto
Re: Il maggiore
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