L’ultimo scatto

Spazio dedicato alla Gara stagionale di primavera 2025.

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ElianaF
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L’ultimo scatto

Messaggio da leggere da ElianaF »

leggi documento Spiacente ma, in questo browser, la lettura a voce non funziona.

Era un bambino introverso, intimorito dal chiasso e dall'irrequietezza dei suoi coetanei. Quel giorno, mentre scappava dal gruppo che lo rincorreva, trovò rifugio nella cantina della sua casa, un luogo oscuro, pieno di coperte e attrezzi arrugginiti. Circondato da vecchie cianfrusaglie polverose, trattenne il respiro sperando che nessuno venisse a cercarlo. Non avrebbe mai immaginato quanto quel giorno sarebbe stato importante per lui: nella ricerca di un posto dove nascondersi aveva scoperto una scatola di latta, dentro la quale si celava un piccolo tesoro, una macchina fotografica Agfa e numerose foto in bianco e nero, intrise di una nostalgia palpabile.
Aveva solo dieci anni all'epoca, ma quel giorno era rimasto impresso nella sua memoria con una chiarezza cristallina. L'odore umido della cantina, la poca luce che filtrava dalla finestra sporca, e soprattutto la strana sensazione al tatto di quei cartoncini, che raccontavano storie di un mondo e di persone che non esistevano più. Era stato come aprire una finestra sul passato che si manifestava attraverso gli occhi del nonno, immortalato nella sua arte di catturare attimi irripetibili.
Da quel momento, una passione viscerale per la fotografia si era radicata nel cuore del giovane: quelle immagini sbiadite erano diventate il suo mondo, un mondo che lui stesso avrebbe dovuto esplorare e interpretare. Negli anni a venire, la macchina fotografica sarebbe stata la sua compagna di viaggio in ogni avventura, catturando emozioni e momenti particolari. La fotografia non era solo un hobby per lui, ma una forma di espressione, un modo per fermare il tempo e dare un senso al caos del mondo che lo circondava.
Ma così come la luce lascia spazio all'ombra, anche nella sua vita la passione per la fotografia avrebbe lasciato il posto a un futuro infausto. Le sue fotografie avrebbero immortalato gioie e tristezze, tramonti e panorami, ma alla fine sarebbe stata una sola immagine a definire il suo destino. Una foto scattata in un momento, che avrebbe cambiato per sempre la sua vita e quella di chiunque fosse stato coinvolto.
[i][b]
40 anni dopo[/b][/i]

Su una polverosa strada sterrata di campagna giaceva il corpo di un uomo, gli occhi scrutavano il vuoto e una pozza di sangue si allargava sotto la sua testa. Sul terreno tracce degli pneumatici dei trattori, mentre accanto al cadavere una bicicletta era gettata a terra.
Ad un passo di distanza, Ajay Naskar, un mungitore originario del Bangladesh, fissava con sguardo sconvolto il tragico spettacolo davanti a sé. Aveva trovato il corpo tornando a casa: pedalando soprappensiero aveva scorto da lontano un uomo sdraiato a terra e aveva pensato ad un malore. Si era avvicinato e, scorto il sangue, aveva lasciato cadere a terra la sua vecchia bicicletta.
Il silenzio avvolgeva la scena, interrotto solo dal ronzio degli insetti e Ajay, incredulo e spaventato, non sapeva cosa fare. La sua mente era in preda alla confusione, terrorizzato di dover chiamare la polizia.
Fu facile dare un nome al cadavere: era Carlo Masino, un insegnante, professore di matematica e scienze alle scuole medie, che viveva nella tranquilla cittadina di Motta Visconti, circondata dalla calma noiosa della campagna lombarda. Divorziato, senza figli, originario di Sondrio, era ben noto nella comunità locale e aveva instaurato numerosi legami di amicizia nel corso degli anni.
Era un fotografo dilettante, le sue opere avevano vinto diversi concorsi, in particolare le immagini naturalistiche ed i suoi panorami pieni di luce. Durante le lunghe passeggiate, con a tracolla il suo binocolo e armato della sua fedele macchina fotografica, Carlo esplorava gli ambienti circostanti in cerca di nuovi soggetti da ammirare e fotografare.
La macchina fotografica e il binocolo di Carlo erano scomparsi, facendo pensare che il furto fosse il movente dell'omicidio. Sulla sua auto, trovata parcheggiata poco distante, nessuna traccia compromettente.
Fu incaricato del caso Marco Dassimi. Nato a Pavia, poco distante dal luogo del delitto, aveva trascorso gran parte della sua carriera lavorativa a Roma. Durante i vent'anni trascorsi nella capitale, Marco si era fatto strada nel mondo della magistratura con la sua abilità investigativa e il suo impegno nella lotta alla criminalità. Aveva affrontato casi complessi, circondato dalla frenesia e dall'energia della metropoli; tuttavia, la malattia della madre lo aveva chiamato a tornare di recente nella città natale.
Nonostante l'apparenza di colpevolezza che gravava su Ajay, l’investigatore non riusciva a credere che l'immigrato del Bangladesh fosse responsabile dell'omicidio, anche se erano stati trovati dei contanti nel suo appartamento, presunti proventi della vendita delle attrezzature fotografiche rubate alla vittima.
Durante la perquisizione, Kiran, la moglie di Ajay, visibilmente sconvolta dalla situazione, affermò che quei soldi erano stati guadagnati onestamente e destinati alla loro famiglia in Bangladesh, dove vivevano i loro due bambini.
Ulteriori prove di colpevolezza per Ajay furono le dichiarazioni di Armando Migliavacca, un agricoltore quarantenne della zona, che dichiarò di aver visto Carlo e Ajay litigare nei giorni precedenti la morte del professore. Il procuratore decise di indagare ulteriormente, anche se Ajay e Kiran negarono di aver mai avuto una disputa con Carlo, ma solo di averlo saltuariamente incrociato nelle campagne.
Il caso sembrava ormai chiuso, e Ajay fu imprigionato con l'accusa di omicidio.
Passarono mesi, e il caso di Carlo Masino cadde nell'oblio. Tuttavia, una sera, mentre Dassimi si trovava nel centro di Pavia, notò una persona su un'auto di grossa cilindrata. Il viso sembrava familiare, ma non riuscì subito a collegarlo a qualcuno. Durante la notte, la memoria di Marco si riattivò, e si rese conto che l'uomo era Armando Migliavacca, l'agricoltore che aveva interpellato per il caso del fotografo. Il lusso che lo circondava non sembrava giustificabile dalle sole attività agricole: iniziò da subito a indagare sugli aspetti finanziari del contadino richiedendo controlli sui suoi movimenti bancari.
Ciò che emerse dalle indagini finanziarie fu sorprendente: Armando riceveva mensilmente ingenti somme di denaro da conti offshore.
Decise di intensificare le indagini, organizzando appostamenti e controlli sull'agricoltore. Fu così che vennero scoperti dei furgoni che arrivavano di notte nell'azienda di Armando.
I furgoni scaricavano dei fusti di plastica che venivano spostati dal trattore, per poi essere gettati nella ex cava, ora allagata, confinante con la proprietà dell'azienda agricola. Le indagini rivelarono che quei fusti contenevano rifiuti provenienti dal Veneto.
La cava fu svuotata dall'acqua, ed insieme a numerosi fusti riemersero i resti del binocolo e della macchina fotografica di Carlo Masino.
Le prove erano ormai schiaccianti. L’agricoltore fu interrogato di nuovo: "Era quasi l'alba", cominciò l’uomo, "il trattore stava scaricando i fusti di plastica nella cava allagata, quando l'autista si accorse di Carlo. Era lì, in piedi, con la sua macchina fotografica puntata verso il lago.”
Continuò a raccontare: "L'autista, preso dal panico e dalla paura che quelle foto potessero comprometterci, mi ha chiamato per avvisarmi della presenza di un uomo con una macchina fotografica. In un attimo, tutto è andato fuori controllo."
"Ho raggiunto l’uomo, l’ho minacciato e gli ho chiesto di darmi la sua macchina fotografica. Al suo rifiuto l’ho strattonato con violenza. Ha perso l'equilibrio e ha battuto forte la testa. Perdeva sangue, non si muoveva più…non volevo ucciderlo!”
Le analisi svolte sul contenuto dei fusti di plastica rivelarono una verità ancora più inquietante: contenevano rifiuti tossici che si erano riversati nella cava allagata, contaminando la falda acquifera e mettendo a rischio la salute delle persone e dell'ambiente circostante.
L'indagine portò alla luce un intreccio di connivenze tra gli industriali veneti e la malavita organizzata. Questi industriali, alla ricerca di una soluzione rapida ed economica per lo smaltimento dei loro rifiuti tossici, avevano deciso di affidarli a una rete criminale che operava nella zona.
L'arresto dei responsabili scosse profondamente la comunità locale. La rabbia e la preoccupazione per la contaminazione ambientale si fusero con il senso di tradimento nei confronti di coloro che avevano messo a rischio la loro salute e il loro territorio.
L'insegnante tragicamente ucciso, eroe per caso, con la sua passione per la fotografia aveva portato alla luce una serie di eventi che avrebbero cambiato per sempre il destino della zona.
Vittorio Felugo
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Messaggio da leggere da Vittorio Felugo »

Un giallo che non inizia come un giallo, anche se quella premessa sulla passione del ragazzino da' al lettore un suggerimento un po' troppo evidente, che stempera l'alone di mistero. Insomma, si capisce (o, almeno, l'ho capito io) in fretta come sono andate le cose. L'idea non è male, ma la brevità del racconto, e i pochi attori nella vicenda, anche un po' stereotipati (l'immigrato è sempre la vittima, il ricco è sempre il colpevole che fa affari loschi) ne minano l'originalità. Anche se forse il tema di fondo, come spieghi nell'epilogo, era solo mostrare come da una piccola cosa, banale, come la passione per la fotografia di un bambino, nata per caso guardando vecchie istantanee, derivi la soluzione di qualcosa molto più grande.
Le sensazioni sono comunque positive, ci tengo a precisarlo: solo, forse, lo spunto meritava un testo più ampio e articolato.
ElianaF
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Re: L’ultimo scatto

Messaggio da leggere da ElianaF »

grazie Vittorio per il commento, terrò conto della tua analisi
Ombrone
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Messaggio da leggere da Ombrone »

Idea carina, ma con un potenziale non totalmente sfruttato

Il primo problema forse è la dimensione. hai voluto mettere troppi spunti in troppo poco spazio.

Per esempio l'idea di un "prologo" con la scoperta delle fotografia è interessante, ma lo leghi poco al resto del racconto.

Potevi magari giocarlo meglio, lasciando un certo mistero su chi fosse diventato quel bambino

Allo stesso modo racconti molti fatti, dai molte informazioni, ma dai pochi sentimenti il che la rende il racconto un poco freddo.

Scegli un protagonista (o magari due) e facceli sentire!
Bobinsy
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Messaggio da leggere da Bobinsy »

Mi ha dato l'impressione del canovaccio per un film, per via della struttura (antefatto/evento centrale/sviluppo/esito) e perchè la trama secondo me si presta a quel tipo di sviluppo: ha molti ingredienti attuali ed è "facile".
Quel: "sarebbe stata una sola immagine a definire il suo destino" è il concetto centrale, ripreso bene dal titolo.
Ho apprezzato la scrittura scorrevole e concisa; direi essenziale: mi è piaciuto
ElianaF
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Re: L’ultimo scatto

Messaggio da leggere da ElianaF »

Grazie per il commento Ombrone. Il tono freddo e distaccato è voluto.
ElianaF
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Re: L’ultimo scatto

Messaggio da leggere da ElianaF »

Grazie Bobinsky, sono contenta che ti sia piaciuto il racconto.
Confermo che lo stile richiama la sceneggiatura di un film per la tv, trama semplice e qualche particolare giusto per aggiungere credibilità e colore.
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