Utopia
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Utopia
Rebecca ho ancora il tuo profumo di vaniglia intrappolato nelle mie narici. La tua snellezza è ancora stampata nella mia mente.
Il mio respiro sempre più pesante, affaticato, irregolare. Ti vedo e non ti vedo; sento la tua voce e anche no.
E' così che ci si sente quando si è innamorati? Sublime è il tuo viso, ridenti sono I tuoi occhi.
Così inetto sono e così somma sei tu. Il mio corpo è freddo, a riscaldarlo ci sei tu. Ci sei sempre stata tu a mettere tutto a posto.
Ora so che è così.
Non sei cambiata di una virgola rimani la mia dolce donna permalosa, scostante e allo stesso tempo disponibile.
Quando è stata l'ultima volta che ti sei presa cura di te stessa? Ricordi ancora come si fa?
Questi pensieri attanagliano questa mente sciocca che non vuol capire, non vuole ragionare.
Mi guardi e mi sorridi e io stento un sorriso velato dall'orgoglio, anche ora è così.
Forse non cambierò mai o forse ora ho la possibilità per farlo.
Come la mettiamo adesso? Qui in questa stanza accogliente solo in apparenza.
Oh Rebecca il mio cuore è così stanco e affaticato. Grazie di essere qui accanto a me sempre seduta al lato del letto con la luce soffusa della lampada che sottolinea ancora una volta la perfezione che ti circonda come un alone di beatitudine e santità uniche.
Sei di spalle e ti accingi a fumare la tua sigaretta, un'arma letale. Come puoi lasciare che comandi la tua mente così?
Alla fine non ti è mai importato e per me vai bene comunque.
Teso ed indeciso porto il mio indice ad appoggiarsi con estrema delicatezza lungo la tua colonna vertebrale. Ancora vibri ma per come sei fatta lo nascondi con un goffo colpo di tosse.
Lo so non ti piace che io attui questi colpi bassi senza lasciare tempo alla tua persona di riprendersi ma lo sai io sono fatto così. Ci sei abituata e non opponi alcun tipo di resistenza lasciandoti fare.
Grazie che permetti a questo stolto di assaporare, per qualche minuto in più, il sapore delle tue verità.
Non nascondere le tue cicatrici lascia che io possa guardarle.
Permettimi di prendermi cura di loro, di rassicurarle col mio tocco e di alleviarle con qualche bacio furtivo.
Ti senti scoperta ed amo questo tuo lato.
Avvicinati e godiamo ancora per un po' della compagnia reciproca, prima che sia giorno, prima che arrivi l'alba.
"Rebe…"
"Giulio ti prego lo sai quanto odio questo nomignolo." mi disse un po' indispettita.
"Rebecca perché sei qui stasera? Chi te lo fa fare?"
"Ho altra scelta Giulio?" disse.
In effetti come potevi avere altra scelta? Nonostante la tua libertà di scelta eccoci qui legati da un filo rosso.
Non è stato il destino, non è stato Dio e nemmeno Il caso eppure siamo avvinghiati l'uno all'altra.
"Ora cerca di riposare Giulio"
"Come potrei?"
"Ci riuscirai sicuramente".
Che donna forte e indipendente che sei e me ne accorgo solo ora.
Di nuovo sono assalito dai pensieri, manca poco. Oh Rebecca!
Perché non siamo riusciti a capirci prima? Perché siamo stati cosi bigotti noi che, con l'arroganza nella mente e ideali utopici sull'amore nel cuore, siamo sempre stati convinti che l'amore non fosse così essenziale?
Ti prendo la mano e in preda al delirio, alla febbre alta tossisco senza pietà e senza pausa.
Nessuna immagine nei miei occhi, nessuna stanza nella memoria e niente che ricordi il tuo passaggio.
Ormai è ora che tu vada Rebecca prima che il coraggio ti manchi e ti assalga la nostalgia di noi.
La mascherina dell'ossigeno non ha più alcun effetto su questi polmoni malandati, la flebo è finita da un pezzo.
Io su questo letto nudo di emozioni e freddo ti guardo prima di chiudere un po' gli occhi.
Ho bisogno di dormire un po', solo qualche minuto.
Tu in piedi urli, forse stai litigando con l'infermiera del turno di notte.
Non disperarti amore mio perché non sto male, più I minuti passano e più mi sento alleviare il dolore. E' la tua presenza a farmi stare bene.
D'improvviso sento risvegliarmi la mente, mi accorgo che non siamo nella nostra stanza d'albergo a consumarci in atti sessuali. Mi accorgo che sono in questo odioso ospedale e il respiro manca del tutto.
Guardami Rebecca prima che io vada!
No non puoi sentirmi, nessuno può. Tu impegnata con quella signora di mezza età in piena notte ed io qui senza fiato, senza parole in gola.
Forse ho ancora una speranza: finalmente sta arrivando il medico con la sua troupe, speriamo mi faccia stare meglio.
Cosa odo? Potrei non farcela? Impossibile con te a fianco.
Con le lacrime agli occhi ti avvicini e mi sussurri parole incomprensibili. Dio non riesco a sentirti! Parla più forte!
Inspiegabilmente riesco a ridere tra un colpo di tosse e l'altro al ricordo della tua sigaretta quasi terminata. Ricordi? Quando di soprassalto ti ho abbracciata da dietro e ti è caduta sulla pelle nuda e ti sei ustionata? Che risate!
Si è a questo ricordo che sento che mi baci sulla fronte mentre chiudo inesorabilmente questi occhi.
Finalmente la pace, finalmente nessuna voce. Non più urla in stanza, non più immagini che mi causano il mal di testa. Finalmente il buio e il silenzio.
Ora finalmente posso tirare il mio ultimo sospiro con la consapevolezza di averti dato tutto ciò che avevo e di averti protetta finché ho potuto. Perché alla fine ci siamo amati anche se non lo abbiamo mai ammesso.
Tu ed io nella stessa stanza, due mondi distanti. Lo sapevo io, lo sapevi tu. Lo sapevamo entrambi eppure non abbiamo fatto nulla per cambiare le cose.
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Uso delle parole e frasario mi sembrano buoni. Trama e dinamismo direi al minimo ma ci può stare, in un pezzo più descrittivo e sentimentale che altro. Concludo che si lascia leggere.
- Laura Traverso
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Laura traverso
Forse come dici tu avrei dovuto appurare meglio il dettaglio ma ho preferito volutamente omettere il contesto per concentrarmi su loro due e sul come si sentivano entrambi in quel momento.
Ho preferito lasciar trasparire le varie emozioni che il contorno di fondo.
L’ho lasciato volutamente confuso per far capire la confusione della mente di lui... sul punto di morte.
Sicuramente in quei momenti non si comprende bene la realtà attorno e ho voluto farla trasparire così. Sfocata , confusionaria e non cronologica apposta , come se a lui non importasse altro che di rebe
Grazie per l’osservazione fatta.
- Fausto Scatoli
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punteggiatura alquanto rada e da rivedere quasi completamente.
qualche d eufonica da togliere.
descrizioni non chiarissime, forse volutamente.
di contro, la storia, pur risultando pesante, descrive una situazione tristemente plausibile e l'argomento viene affrontato discretamente.
però, ripeto, alla fine non risulta tutto ben chiaro.
onestamente non mi è piaciuto molto

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Marcello Rizza
Ho semplicemente voluto descrivere una situazione “ normale “ accentuandone il contesto ma soprattutto le sensazioni umane di questi due soggetti.
Cercando di far trasparire il che cosa significhi vivere una stanza di ospedale con chi sa che sta per andarsene e chi sa che deve rimanere. Nonostante tutto, nonostante il lerciume del mondo...
Abbiamo una Rebecca affranta e arrabbiata con la vita. Anzi oserei dire vinta nell’animo dalla vita stessa .
A sottolinearlo è il fatto che non riesce assolutamente a mantenere una costanza ( degna di essere definita tale ) nell’appoggiare ed assistere il suo , come diremmo oggi “ lover “ fino in fondo.
Infatti come si può intuire , anche se non l’ho descritto fino in fondo , continua dentro e fuori per la stanza . Fuma , torna , parla con l’infermiera alla porta della stanza.
Entra , si lascia ammirare ma non ne regge il peso di quello sguardo stanco , malato.. affamato degli ultimi sprazzi di vita che gli rimangono.
Ci vedo poca , se non quasi nulla , Divina Commedia in tutto ciò.
Una coppia moderna , con una vita banale e normale , i quali tentano ( anche se oramai disincantati dalla società e da qualsivoglia mito sull’amore eterni ) , inutilmente di “ vincere”.
Se proprio dovessi esprimermi si avvicinerebbero di più verso i Malavoglia che a Dante.
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Ti ringrazi infinitamente per averlo letto

Farò tesoro di ciò che hai detto ( specialmente nelle ultime righe).
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Re: Utopia
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Per quanto riguarda stile, punteggiatura e refusi, non mi sento all’altezza di dare giudizi in merito.
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Apprezzo il tuo gusto per la costruzione e la solennitá, ma il troppo stona.
Buono il flusso di coscienza del protagonista che usa il corpo materiale per riflettere su un amore che credeva appena un gioco, ma che è molto di più.
Non ho apprezzato invece il finale tragico e la scelta di concluderlo in una situazione così attuale. Il tormento finale non è reso bene quanto l'amore iniziale. Ma forse sono solo drogato dalla realtá che viviamo, in cui questo finale ci tormenta ogni giorno, quasi inducendomi ad una desensibilizata indifferenza.
Per il resto, con qualche correzione, fila bene . Ho trovato questo amore di carne e tocchi credibile e ben reso.



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