
L'ombrello rosso – il potere delle parole e dei desideri (Ver. 2)
L'ombrello rosso – il potere delle parole e dei desideri (Ver. 2)

Re: L'ombrello rosso – il potere delle parole e dei desideri (Ver. 2)
Questo racconto, al di là del narrato, è come una partita di calcio tra Verità (o Realtà) e Finzione (o Bugia), per come possono essere intesi da un essere umano, e in cui, apparentemente, sembra, a seconda dei momenti, prevalere l'una o l'altra; ma alla fine ne esce un pareggio: facciamo un 5-5, essendo 5 il numero del destino (destino = sequenza degli eventi). In realtà, ho già partecipato con questo testo a una gara, un anno fa. Ma il racconto, per volere del "Destino", non ha poi terminato quella gara. C'è scritto Ver. 2 perché il racconto l'ho riscritto, cambiando in parte la prosa e amplificando alcuni concetti. Grazie dell'attenzione (se ci sarà); altrimenti, grazie lo stesso.
Saluti…
A.G.
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Re: L'ombrello rosso – il potere delle parole e dei desideri (Ver. 2)
Questo, dal mio punto di vista, è un gran merito delle Gare e di tutte le nostre iniziative letterarie. Quindi ti ringrazio per questo tuo approccio doppiamente positivo!Yakamoz ha scritto: 21/03/2025, 7:04 In realtà, ho già partecipato con questo testo a una gara, un anno fa. Ma il racconto, per volere del "Destino", non ha poi terminato quella gara. C'è scritto Ver. 2 perché il racconto l'ho riscritto, cambiando in parte la prosa e amplificando alcuni concetti.
Buon lavoro a tutti!
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Re: L'ombrello rosso – il potere delle parole e dei desideri (Ver. 2)
Ma grazie a te, Massimo Baglione, per aver creato BA e per l'opportunità che mi offri, non solo a me, di poter pubblicare qualcosa di mio. Riproporre poi le proprie idee, come bene sottolinei tu, non è affatto un errore; al contrario, perché proprio il confronto con altri Autori, attraverso il dialogo e l'interazione, rappresenta un'importante occasione per crescere e migliorarsi continuamente.Massimo Baglione ha scritto: 21/03/2025, 10:27 Questo, dal mio punto di vista, è un gran merito delle Gare e di tutte le nostre iniziative letterarie. Quindi ti ringrazio per questo tuo approccio doppiamente positivo!
Buon lavoro a tutti!
Cari saluti, Max,
Antonio
Re: Commento
Ciao, Vittorio Felugo,Vittorio Felugo ha scritto: 21/03/2025, 11:16 Un racconto che sembra descrivere una storia normale, quasi banale, e che si trasforma in un dramma surreale, sovrannaturale, diabolico. Poteva concludersi prima dello N.d.A., e invece prosegue, con un'appendice, che rende tutto più intricato (in senso buono), criptico, bizzarro. Complimenti per le descrizioni accurate, che permettono al lettore quasi di "vedere" quanto narrato. E per l'ingegno, anche se dici che è una nuova versione di n racconto già pubblicato, e questa è l'unica cosa che ne guasta (un pochino) l'originalità.
grazie del tuo commento e del buon voto; però, "L'ombrello rosso" è un metaracconto e se si ferma a prima delle Note dell'Autore, che metaracconto è? Poi non penso, per chi non l'ha già letto, che il testo possa perdere originalità. Non intendo polemizzare, ci mancherebbe, ma il mio intento era proprio, attraverso una "comparazione narrativa", di esplorare temi, non del tutto nuovi in letteratura, come il senso/natura della verità e della finzione. Ecco perché, nella premessa, ho portato l'esempio della partita di calcio. Sono comunque contento che, alla fine, il racconto ti sia piaciuto, Vittorio. Grazie ancora di avermi letto e del tuo riscontro positivo.
Cari saluti,
Antonio
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Abbiamo una pletora di piani temporali.
Il qui ed ora del vissuto della protagonista, poi la sua narrazione al passato del loro passato e infine lo stravolgimento del narrato del NdA che tenta di ricostruire dall'esterno la storia.
Questo senza contare l'effetto estraniante dell'incontro con il Destino che dal tutto un ulteriore strato onirico.
Come dicevo forse un po' troppo per una storia così breve, ma complimenti comunque per il coraggio.
La parte che ho preferito è sicuramene la prima. L'incontro segreto con l'amante, il racconto del loro amore segreto. Una storia semplice e piacevole ben scritta che fa risuonare corde eterne nell'animo umano e particolarmente in me.
Sia che la si voglia interpretare come una romantica storia d'amore (come la vede lei) o lo squallore di un uomo di mezza età che gioca, cinicamente, con il cuore e l'ingenuità di una ragazzina.
Mi ha lasciato un perplesso l'ingresso in campo onirico del Destino, ma ci poteva stare, quello che invece non mi è piaciuta è stata l'ultima parte.
Come lettore io vissuto i sentimenti della protagonista nella prima parte (malgrado l'inserto narrato del loro innamoramento estivo), scoprire cosi di colpo che non era vero, ma solo il racconto vergato su dei fogli ritrovati l'ho trovato un po' spiacevole.
Capisco il tentativo di creare un meta racconto, ma questo è uno escamotage molto televisivo, scoprire che quello che abbiam visto è il racconto di qualcuno e che è quello il vero piano temporale della storia, una bella sfumata e si cambia scena…. Ma in parole lo sento funzionare molto meno.
Caso mai, avrei inserito la scoperta prima, reso edotto il lettore che era un racconto di un racconto e poi caso mai fatto il commento dei fatti reali confrontati con la narrazione, in modo da non violare il patto col lettore.
Piccolo appunto di trama. La moglie e la figlia lo stanno aspettando in macchina? Lui è andato a dire addio all'amante (a prendersi un te seduto addirittura) lasciando la moglie e figlia parcheggiate a due passi?
Ho capito giusto? Onestamente trovo molto pià realistico l'apparizione del Destino con la D maiuscola che qualcuno pensi nel mondo reale di fare una cosa simile e uscirne intero.
Insomma, ben scritto, idea piacevole, struttura coraggiosa, ma troppo troppo complessa e pesante.
Un 4 cmq ci sta tutto!
Re: Commento
Ciao,Ombrone ha scritto: 22/03/2025, 15:55 Racconto molto molto complesso come struttura. Forse un filo troppo.
Abbiamo una pletora di piani temporali.
Il qui ed ora del vissuto della protagonista, poi la sua narrazione al passato del loro passato e infine lo stravolgimento del narrato del NdA che tenta di ricostruire dall'esterno la storia.
Questo senza contare l'effetto estraniante dell'incontro con il Destino che dal tutto un ulteriore strato onirico.
Come dicevo forse un po' troppo per una storia così breve, ma complimenti comunque per il coraggio.
La parte che ho preferito è sicuramene la prima. L'incontro segreto con l'amante, il racconto del loro amore segreto. Una storia semplice e piacevole ben scritta che fa risuonare corde eterne nell'animo umano e particolarmente in me.
Sia che la si voglia interpretare come una romantica storia d'amore (come la vede lei) o lo squallore di un uomo di mezza età che gioca, cinicamente, con il cuore e l'ingenuità di una ragazzina.
Mi ha lasciato un perplesso l'ingresso in campo onirico del Destino, ma ci poteva stare, quello che invece non mi è piaciuta è stata l'ultima parte.
Come lettore io vissuto i sentimenti della protagonista nella prima parte (malgrado l'inserto narrato del loro innamoramento estivo), scoprire cosi di colpo che non era vero, ma solo il racconto vergato su dei fogli ritrovati l'ho trovato un po' spiacevole.
Capisco il tentativo di creare un meta racconto, ma questo è uno escamotage molto televisivo, scoprire che quello che abbiam visto è il racconto di qualcuno e che è quello il vero piano temporale della storia, una bella sfumata e si cambia scena…. Ma in parole lo sento funzionare molto meno.
Caso mai, avrei inserito la scoperta prima, reso edotto il lettore che era un racconto di un racconto e poi caso mai fatto il commento dei fatti reali confrontati con la narrazione, in modo da non violare il patto col lettore.
Piccolo appunto di trama. La moglie e la figlia lo stanno aspettando in macchina? Lui è andato a dire addio all'amante (a prendersi un te seduto addirittura) lasciando la moglie e figlia parcheggiate a due passi?
Ho capito giusto? Onestamente trovo molto pià realistico l'apparizione del Destino con la D maiuscola che qualcuno pensi nel mondo reale di fare una cosa simile e uscirne intero.
Insomma, ben scritto, idea piacevole, struttura coraggiosa, ma troppo troppo complessa e pesante.
Un 4 cmq ci sta tutto!
Porto un esempio:
A volte capita, anzi, succede quasi sempre, di leggere un articolo su un giornale. Che si tratti di cronaca, esteri, politica, sport, un'intervista o lifestyle (come direbbe un inglese), immagina ciò che ti interessa/piace di più. Poi, cambiando giornale, ti trovi di fronte alla stessa notizia/fatto, ma raccontata/o in modo diverso, anche indipendentemente dall'orientamento politico di chi scrive. Se cambi nuovamente giornale, la notizia si trasforma ancora: a seconda di come viene interpretata e riportata. E così via, da un giornale all'altro. Utilizzo l'esempio del giornale, ma potrebbe essere altro, perché nel "sistema dei mass media" questa mutazione è particolarmente evidente e rapida. I fatti rimangono invariati, ma l'interpretazione cambia. Allo stesso modo, i commenti su un racconto qui su BraviAutori possono variare notevolmente fra loro (altro esempio che ti porto). A questo punto, sorge spontanea una domanda: qual è la verità? Personalmente, non ho una risposta certa e credo che, se non si è troppo "ideologizzati", pochi la possano conoscere. L'ombrello rosso, filo conduttore (fil rouge) di questo racconto, simboleggia proprio questo. Rappresenta, nella sua piccolezza di racconto (nel senso vero di riportare fatti), il terremoto/confusione costante nella nostra percezione della verità, così come noi esseri umani la vediamo, interpretiamo e, talvolta, manipoliamo.
Spero di essere stato chiaro e di non esserti sembrato troppo astruso nella mia spiegazione. Concordo con te sul fatto che il racconto possa avere "eccessive pretese" e una struttura un po' complessa e densa di "simboli"; comunque si tratta solo di due piani narrativi e di una retrospezione (flashback). Per quanto riguarda la N.a.A., non sono una spiegazione/mutazione del racconto, poiché anch'essi sono una finzione. Così, la finzione incontra la realtà, ma anche la realtà stessa non è necessariamente qualcosa di vero.
Per quanto riguarda invece la moglie "che sta a pochi passi dall'amante del marito", come tu sottolinei, non è troppo inusuale come "scena", perché lei (la moglie) potrebbe sapere che ha un'amante ma non chi è l'amante. E la giovane età della ragazza potrebbe perfino dissuadere da questa idea. Magari il marito ha detto alla moglie: "Scendo un attimo per parlare con Cristina che deve riferire una cosa al padre", poiché i due uomini si conoscevano a Capri, e poi la scena del tè è molto rapida e avviene quasi per caso, anche se è scritta lentamente.
Aggiungo una cosa:
Nel racconto c'è scritto: "Questa storia che io, Antonio, figlio di Nofi, ho cercato nel miglior modo di raccontarvi."
Io mi chiamo Antonio e sono di Nofi, che in realtà è Nocera Inferiore (Sa). La chiama Nofi Domenico Rea (compaesano ma passato a miglior vita), l'autore di Ninfa plebea, che è un romanzo dove appunto si ambienta la storia. Pure la mia storia…
Tante belle cose, Ombrone,
Antonio
Re: L'ombrello rosso – il potere delle parole e dei desideri (Ver. 2)
Domani da casa replicò con la dovuta cura
Roberto
Re: L'ombrello rosso – il potere delle parole e dei desideri (Ver. 2)
Veniamo a noi! Quello che dici mi trova perfettamente daccordo. Assolutamente.
Anzi trovo che il concetto che hai espresso sia interessantissimo. Ognuno di noi vede le cose in manhera diverse e interpreta i fatti in maniera diversa. Quindi come facciamo a sapere dai diversi punti di vista qual'é la realtà?
Si sono scritti capolavori su queste basi. Proprio oggi, che coincidenza, un amico mi parlava di un Trust un romanzo basato su un concetto simile. Lo stesso evento vissuto e visto da persone diverse che però lo vivono in maniera diversa.
L'idea è ottima e ti fa onore.
La mia critica è puramente tecnica e ovviamente potremmo vederla anche come questione di gusti.
Provo a spiegarmi.
Tu parti col vissuto di Cristina in prima persona presente (al cui interno c'é un narrato al passato del loro innamoramento estivo).
Poi parte il nuovo narrato sempre al passato di Antonio figlio di Nofi (bellissimo adesso che ho capito il gioco sul tuo nome!) che ci rivela come la prima parte sia la sua narrazione dei fogli trovati nell'ombrello.
Questo costringe il lettore a resettare totalmente il suo film mentale.
Io, ma ripeto è solo un idea, sarei partito, prima con Antonio figlio di Nofi che parla dell'incidente che ha visto e dei fogli che ha ritrovato.
Qui la sua esposizione diel racconto di Cristina (al presente o anche al passato)
Infine le riflessioni di Antonio figlio di Nofi sulle differenze tra wquanto presente nei fogli e quanto riportato nei giornali e nelle altre fonti (e quindi il tema che specificavi della varie versioni che ognuno di noi ha dei fatti reali).
In questa maniera il lettore ha sempre chiara coscienza di cosa sta vivendo.
Cmq ripeto ottima idea molto ben scritto
Re: L'ombrello rosso – il potere delle parole e dei desideri (Ver. 2)
Per rispondere, dovrei fare un lungo "spiegone", cosa che di solito evito. Mi fa comunque piacere sapere che questo racconto ha suscitato interesse, almeno in te. Posso solo dire che si avvicina al limite delle 25.000 battute; anche se qui ne risultano meno, e aggiungendo qualche frase in più non avrebbe potuto partecipare. Inoltre, se invertissi le parti, sarei costretto a narrare l'intera storia al passato remoto, invece di utilizzare il presente, il che la renderebbe più una cronaca che un'esperienza "vissuta in prima persona", correndo il rischio di farla sembrare preconfezionata/incellofanata. Un ulteriore problema sarebbe che cambiando i tempi verbali alcune frasi potrebbero non funzionare più e necessiterebbe pure di una revisione della prosa: praticamente, dovrei quasi riscriverlo. Credo piuttosto che il vero "problemino", ma non un dramma, siano le N.d.A. che non piacciono molto e risultano un po' difficili/complicate da seguire.Ombrone ha scritto: 23/03/2025, 21:05 Eccomi. Casa Finalmente!
Veniamo a noi! Quello che dici mi trova perfettamente daccordo. Assolutamente.
Anzi trovo che il concetto che hai espresso sia interessantissimo. Ognuno di noi vede le cose in manhera diverse e interpreta i fatti in maniera diversa. Quindi come facciamo a sapere dai diversi punti di vista qual'é la realtà?
Si sono scritti capolavori su queste basi. Proprio oggi, che coincidenza, un amico mi parlava di un Trust un romanzo basato su un concetto simile. Lo stesso evento vissuto e visto da persone diverse che però lo vivono in maniera diversa.
L'idea è ottima e ti fa onore.
La mia critica è puramente tecnica e ovviamente potremmo vederla anche come questione di gusti.
Provo a spiegarmi.
Tu parti col vissuto di Cristina in prima persona presente (al cui interno c'é un narrato al passato del loro innamoramento estivo).
Poi parte il nuovo narrato sempre al passato di Antonio figlio di Nofi (bellissimo adesso che ho capito il gioco sul tuo nome!) che ci rivela come la prima parte sia la sua narrazione dei fogli trovati nell'ombrello.
Questo costringe il lettore a resettare totalmente il suo film mentale.
Io, ma ripeto è solo un idea, sarei partito, prima con Antonio figlio di Nofi che parla dell'incidente che ha visto e dei fogli che ha ritrovato.
Qui la sua esposizione diel racconto di Cristina (al presente o anche al passato)
Infine le riflessioni di Antonio figlio di Nofi sulle differenze tra wquanto presente nei fogli e quanto riportato nei giornali e nelle altre fonti (e quindi il tema che specificavi della varie versioni che ognuno di noi ha dei fatti reali).
In questa maniera il lettore ha sempre chiara coscienza di cosa sta vivendo.
Cmq ripeto ottima idea molto ben scritto
Grazie per l'interesse, Roberto,
Antonio
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Il racconto lo ricordo, ma rispetto alla prima versione quali sono le differenze?
Adesso il rischio è di commentare in maniera opposta a quella della prima versione facendo una pessima figura.
E passo alla versione due. La prima parte funziona e, lo riconosco, nelle sequenze descrittive sei un vero maestro.
Il PdV è quello di Cristina e sua è la voce narrante. Adoperi il pensiero libero diretto, che alterni con la voce narrante e l'insieme funziona molto bene, imprime un'accelerazione al racconto nonostante le sequenze descrittive lo rallentino. Bene anche l'analessi, che ha la funzione di spiegone, ma non annoia.
Adesso ti riporto un passo
Qui, mi pare, ho l'impressione, che la voce narrante, l'io narrante, si confonda con il pensiero diretto libero. Ad esempio: mi ha mollata è un pensiero, ma sono rimasta interdetta mi pare di no. A mio avviso dovresti rivedere il passaggio, ma attendo una tua risposta in merito.Mi ha mollato di punto in bianco e sono rimasta interdetta. Appena riprendo lucidità, mi catapulto fuori anch'io. L'auto è già partita. Senza pensarci due volte, scalzo via le mie décolleté dai tacchi troppo alti e mi lancio in un'insensata corsa nell'illusione di poterla raggiungere. Quando mi viene a mancare il fiato, mi fermo di colpo. Un'occhiata all'orologio: le lancette immobili. Che stupida! Sono sola a lato della carreggiata, scalza, china sul tronco, con le mani poggiate sulle ginocchia, non respiro più dall'affanno:
Qui
una citazione del film di Verdone con Margherita Buy. Bei ricordi.«Maledetto sia il giorno che ti ho incontrato! Che il diavolo ti porti!»
E poi questo passaggio
non mi ha convinto.«Chi sei?», gli chiedo.
«Il Destino», risponde secco.
«In che senso?», chiedo, sempre più frastornata.
«Sono quello che ti è venuto incontro quando hai maledetto Franco», dice, mentre la sua voce e il suo aspetto si alternano con una celerità assurda a quella del venditore ambulante, del soldatino e di Franco, per infine assumere le sembianze di un signore con baffi e pizzetto, elegantemente vestito, e a me del tutto ignoto. «Hai desiderato che il diavolo se lo portasse via, e quello che hai ottenuto è proprio quello che volevi.» Un brivido mi percorre la schiena. Non riesco a crederci.
Ti spiego... Intanto a chi ti dice di essere il Destino non rispondi in che senso, altrimenti si svolta nel farsesco, o nel grottesco. E più avanti scopriamo che lei ha chiesto al diavolo di portarselo via. Dunque la storia entra dentro l'infinito (come varietà) mondo delle narrazioni in cui la Morte, Satana, o chi per lui entra in gioco e spariglia le carte. A mio avviso non ce n'era bisogno, perché il racconto era bellissimo anche senza questo intervento soprannaturale. E infine, a esser pignoli, perché il Destino? Il destino dà l'idea di una predeterminazione delle cose, degli avvenimenti, di ciò che è. Il destino è quanto è stato già scritto. Mentre Cristina ha invocato il diavolo proprio per ottenere un intervento non predestinato. Non so se sono riuscito a spiegarmi. È più coerente l'apparizione del Diavolo che quella del Destino in questo caso.
E poi c'è la seconda parte, quella dopo N.d.A. che già solo questa mi pare una precisazione non necessaria.
La voce narrante diventa impersonale con una focalizzazione esterna alla vicenda
Subito dopo peròPrima di mezzanotte, eventi inquietanti accaddero nella città. La ballerina del carillon, che esibiva la sua grazia nella vetrina del negozio di antiquariato accanto a quello di Cristina, ruppe l'unica gamba che la sosteneva, ma continuò a danzare tra i frammenti di porcellana, come posseduta dalla musica. In una bella villa della stessa strada, la pendola della sala principale, che da anni scandiva il tempo con impeccabile precisione, si fermò all'improvviso. Le lancette congelate cinque minuti prima della mezzanotte. Un gatto nero che attraversava la strada, proprio sul lato della pozzanghera dove Cristina stava per scivolare, fu investito in pieno da una Citroen c5 e rimase senza vita sull'asfalto bagnato.
reintroduci un io narrante che non è Cristina, ma Antonio, che scopriamo ha narrato la vicenda di Cristina in quanto ha trovato dei fogli nell'ombrello rosso che dà senso al titolo.Io, sceso un attimo dal mio appartamento e per caso mi trovavo al Roxy Bar a comprare le sigarette, fui testimone di un frastuono assordante. Un lampadario era caduto dal soffitto sopra un tavolino vicino alla vetrina e fortunatamente vuoto a quell'ora tarda. La commessa all'istante si affrettò a raccogliere i vetri con scopa e paletta, scusandosi con i pochi clienti presenti: cioè io, un vecchio barbone alcolizzato con un cappuccio verde e vestito come un personaggio dei cartoni animati, e un soldatino seduto in un angolo appartato. Mentre poi uscivo dal bar, una bomba d'acqua mi colse alla sprovvista. Non avendo l'ombrello, ne notai uno fastosamente rosso in un vaso accanto alla porta. Lo rubai senza pensarci molto. Aprendolo, accadde qualcosa di strano: dei fogli di carta ben ripiegati come un pacchetto caddero a terra. Li svolsi, credendo che potessero contenere soldi o altro di prezioso. Trovai invece una storia scritta a mano. Questa storia che io, Antonio, figlio di Nofi, ho cercato nel miglior modo di raccontarvi.
L'espediente non è affatto nuovo, ma l'hai sviluppato tecnicamente piuttosto bene, fatta eccezione per quella voce narrante impersonale a inizio della seconda parte del racconto. E senza considerare queste (a mio avviso) imprecisioni che ti ho riferito il racconto funziona piuttosto bene ed è di gradevole lettura.
Altra considerazione, del tutto personale, come le precedenti d'altra parte. Quando si sviluppa un discorso narrativo sulla base di un manoscritto trovato (è un espediente di tantissimi romanzi, pure uno di Eco se non sbaglio), si riporta una storia vissuta da altri. Ma questa storia può essere riportata in prima persona, senza dare delle serie martellate alla sospensione dell'incredulità? È una domanda, Antonio. Non ne conosco la risposta.
E adesso l'ultimissima considerazione: in un racconto (lungo per i non addetti ai lavori, ma per noi vecchie cosacce della scrittura amatoriale cortissimo) l'insieme delle figure narratologiche che riesci a incastrare e di cui puoi fare mostra temo appesantisca il discorso narrativo col rischio di non farti comprendere da chi legge, che magari ha meno strumenti di quelli tuoi per fare chiarezza. Si scrive per chi legge, non per se stessi, o almeno si scrive soprattutto per chi legge.
Per concludere, un ottimo racconto il tuo, Antonio, pur facendo la tara alle imprecisioni.
A rileggerti. Spero non una versione tre, perché ti avverto che passo. Scherzo, ovviamente.
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Non credo esista questo problema:Namio Intile ha scritto: 26/03/2025, 16:42 Adesso il rischio è di commentare in maniera opposta a quella della prima versione facendo una pessima figura.
- se il tuo commento sarà identico, vorrà dire che il testo non è sostanzialmente cambiato;
- se invece sarà diverso, il testo sarà sicuramente migliorato o peggiorato.
Semplice

UIn ogni caso, la colpa o il merito saranno tutti in capo all'autore.
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Re: L'ombrello rosso – il potere delle parole e dei desideri (Ver. 2)
Oppure, altra possibilità, è peggiorata la mia recensione.
La questione è che col tempo si cambia. E così non si può dire due volte la stessa cosa, pure davanti alla stessa cosa. A meno che non si impari la lezioncina a memoria. Il tempo cambia chi noi siamo e quindi anche ciò con cui interagiamo. I matrimoni finiscono per questo piccolo particolare: il tempo non è neutro.
Re: Commento
Ciao, Namio Intile,Namio Intile ha scritto: 26/03/2025, 16:42 Ciao, Antonio.
Il racconto lo ricordo, ma rispetto alla prima versione quali sono le differenze?
Adesso il rischio è di commentare in maniera opposta a quella della prima versione facendo una pessima figura.
E passo alla versione due. La prima parte funziona e, lo riconosco, nelle sequenze descrittive sei un vero maestro.
Il PdV è quello di Cristina e sua è la voce narrante. Adoperi il pensiero libero diretto, che alterni con la voce narrante e l'insieme funziona molto bene, imprime un'accelerazione al racconto nonostante le sequenze descrittive lo rallentino. Bene anche l'analessi, che ha la funzione di spiegone, ma non annoia.
Adesso ti riporto un passo
Qui, mi pare, ho l'impressione, che la voce narrante, l'io narrante, si confonda con il pensiero diretto libero. Ad esempio: mi ha mollata è un pensiero, ma sono rimasta interdetta mi pare di no. A mio avviso dovresti rivedere il passaggio, ma attendo una tua risposta in merito.
Qui una citazione del film di Verdone con Margherita Buy. Bei ricordi.
E poi questo passaggio non mi ha convinto.
Ti spiego… Intanto a chi ti dice di essere il Destino non rispondi in che senso, altrimenti si svolta nel farsesco, o nel grottesco. E più avanti scopriamo che lei ha chiesto al diavolo di portarselo via. Dunque la storia entra dentro l'infinito (come varietà) mondo delle narrazioni in cui la Morte, Satana, o chi per lui entra in gioco e spariglia le carte. A mio avviso non ce n'era bisogno, perché il racconto era bellissimo anche senza questo intervento soprannaturale. E infine, a esser pignoli, perché il Destino? Il destino dà l'idea di una predeterminazione delle cose, degli avvenimenti, di ciò che è. Il destino è quanto è stato già scritto. Mentre Cristina ha invocato il diavolo proprio per ottenere un intervento non predestinato. Non so se sono riuscito a spiegarmi. È più coerente l'apparizione del Diavolo che quella del Destino in questo caso.
E poi c'è la seconda parte, quella dopo N.d.A. che già solo questa mi pare una precisazione non necessaria.
La voce narrante diventa impersonale con una focalizzazione esterna alla vicenda
Subito dopo però reintroduci un io narrante che non è Cristina, ma Antonio, che scopriamo ha narrato la vicenda di Cristina in quanto ha trovato dei fogli nell'ombrello rosso che dà senso al titolo.
L'espediente non è affatto nuovo, ma l'hai sviluppato tecnicamente piuttosto bene, fatta eccezione per quella voce narrante impersonale a inizio della seconda parte del racconto. E senza considerare queste (a mio avviso) imprecisioni che ti ho riferito il racconto funziona piuttosto bene ed è di gradevole lettura.
Altra considerazione, del tutto personale, come le precedenti d'altra parte. Quando si sviluppa un discorso narrativo sulla base di un manoscritto trovato (è un espediente di tantissimi romanzi, pure uno di Eco se non sbaglio), si riporta una storia vissuta da altri. Ma questa storia può essere riportata in prima persona, senza dare delle serie martellate alla sospensione dell'incredulità? È una domanda, Antonio. Non ne conosco la risposta.
E adesso l'ultimissima considerazione: in un racconto (lungo per i non addetti ai lavori, ma per noi vecchie cosacce della scrittura amatoriale cortissimo) l'insieme delle figure narratologiche che riesci a incastrare e di cui puoi fare mostra temo appesantisca il discorso narrativo col rischio di non farti comprendere da chi legge, che magari ha meno strumenti di quelli tuoi per fare chiarezza. Si scrive per chi legge, non per se stessi, o almeno si scrive soprattutto per chi legge.
Per concludere, un ottimo racconto il tuo, Antonio, pur facendo la tara alle imprecisioni.
A rileggerti. Spero non una versione tre, perché ti avverto che passo. Scherzo, ovviamente.
grazie mille per la tua lettura attenta e per il commento dettagliato, ricco di spunti, e per il tempo speso. Cercherò di non essere troppo lungo, provando a rispondere punto per punto, anche se la sintesi non è il mio forte.
1) Tua domanda:
"Il racconto lo ricordo, ma rispetto alla prima versione quali sono le differenze?"
Le differenze non stanno nel contenuto, che rimane lo stesso, ma stanno nel contenente, cioè nell'esposizione del racconto, che ha una prosa più "dettagliata e descrittiva", per certi versi quasi poetica, rispetto alla prima versione. Ne è prova il fatto che la ver.1 era di meno 17.000 battute e in questa, invece, si è accresciuta di 1/3.
2) Confusione PdV di questo passaggio:
"Mi ha mollato di punto in bianco e sono rimasta interdetta. Appena riprendo lucidità, mi catapulto fuori anch'io. L'auto è già partita. Senza pensarci due volte, scalzo via le mie décolleté dai tacchi troppo alti e mi lancio in un'insensata corsa nell'illusione di poterla raggiungere. Quando mi viene a mancare il fiato, mi fermo di colpo. Un'occhiata all'orologio: le lancette immobili. Che stupida! Sono sola a lato della carreggiata, scalza, china sul tronco, con le mani poggiate sulle ginocchia, non respiro più dall'affanno."
Rileggendolo, in effetti, mi rendo conto che il confine tra il "pensiero diretto libero" e la "voce narrante" poteva essere più sfumato del voluto. Perché sembra un miscuglio, in certi punti, tra pensiero e conseguenze/riflessioni. Come se Cristina sapesse già in anticipo il risultato delle sue azioni. Sottigliezze che un buon scrittore/lettore come te nota; vedremo di rendere il passaggio più "istintivo e coerente", magari.
3) Dialogo tra Cristina e il Destino/diavolo/morte:
Non riporto il passaggio, non serve.
Punto cruciale e comprendo le tue perplessità. Ma la mia intenzione era quella di "esplorare a modo mio" il tema della responsabilità e delle conseguenze delle parole in un modo che trascendesse una semplice spiegazione razionale/logica/scontata. E il Destino è la personificazione delle parole (il Desiderio), quasi come se l'universo avesse "raccolto l'eco" della maledizione di Cristina. Ho scelto di chiamarlo Destino e non Diavolo per dare un'interpretazione più ampia e meno legata a una specifica entità religiosa. Poi il diavolo è mistificatore, imbroglione: un diavolo che si presenta dicendo "sono Io" dava un'idea troppo, palesemente, "faustiana". Meglio una maschera non definita e mutante, seppur farsesca, per creare una sorta di ibrido tra destino, predeterminato, e un'entità beffarda/maligna capace di infrangere le carte già scritte. Per quanto riguarda "In che senso?", la risposta che Cristina dà quando l'Ibrido si presenta: altro omaggio a Verdone.
4) Voce narrante impersonale e voce di Antonio:
La VnI mi sembrava suggestiva, per dare un senso di Mistero/Noir/Gotico. Come pennellate (nuance), puramente descrittive, per accattivarmi un po' il lettore, anche se ininfluente ai fini della storia, che introduce poi Antonio.
La voce di Antonio, in realtà, non spiega nulla. Ma serve solo a creare altri dubbi tra verità e finzione. Questo era il mio intento.
5) La tua altra domanda:
"Altra considerazione, del tutto personale, come le precedenti d'altra parte. Quando si sviluppa un discorso narrativo sulla base di un manoscritto trovato (è un espediente di tantissimi romanzi, pure uno di Eco, se non sbaglio), si riporta una storia vissuta da altri. Ma questa storia può essere riportata in prima persona, senza dare delle serie martellate alla sospensione dell'incredulità?"
La risposta sta già nella domanda: qualche martellata la dà; l'importante è che alla fine il racconto non risulti troppo ammaccato. Ma se racconto prima un sogno, porto un esempio onirico, senza dire che è un sogno, forse qualcuno mi prende più sul serio rispetto a fare l'opposto. Vero, si inganna un po' il lettore, ma senza tradirlo troppo: peccato veniale e non mortale.
Sono caduto in trappola, mio malgrado. Perché ho fatto uno "spiegone!"Ahimè! Ma adesso, visto che mi trovo, racconto qualcosina in più:
Questo è stato il primo racconto che ho scritto espressamente con l'intenzione di farlo partecipare a BA e nello scriverlo, strano che tu (o altri) non te ne sia accorto, mi sono ispirato, in molti simboli ma non nel significato, alla fiaba di Andersen, "Scarpette rosse". Le analogie sono il rosso, il nome di Cristina, il soldato, il peccato (Karen di vanità, Cristina invece di lussuria), la punizione in una situazione incontrollabile (Karen, difatti, balla). E questa frase del mio racconto rimanda a "Scarpette rosse" (ma anche a Bulgakov, la scena del gran ballo di Satana, e pure A. Sexton c'entra un po', per la poesia omonima):
"Queste (le scarpe) sono più appariscenti e robuste di quelle che aveva lei prima e quindi molto più adatte per una festa da ballo, non trova?"
Manca, apparentemente, l'Angelo Redentore di "Scarpette rosse", che in realtà è il racconto stesso, visto come una "catarsi" per la protagonista. Raccontare è come piangere: ci si sfoga e ci si libera da un peso. Poi ci sono altri simboli, come il numero 5 ripetuto 5 volte, e altri (forse troppi) ancora, letterari e non, che sarebbe troppo lungo enumerare.
Ti ringrazio ancora, di cuore, di avermi letto (o riletto), Namio…
Un caro saluto,
Antonio
P.S. Penso di essere bravino su alcune cose, meno su altre. Fatico un po' a costruire trame efficaci, soprattutto in poco spazio, e mi perdo troppi in dettagli (dispersivo). Per questo sono qui, su BA, per imparare un po' da tutti, e dare anche qualcosina un po' di mio se ci riesco.
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Re: L'ombrello rosso – il potere delle parole e dei desideri (Ver. 2)
Sulle trame... scrivere racconti e scrivere opere più sostanziose come novelle o romanzi sono attività che richiedono doti diversissime. Nel racconto credo che più conti la capacità di impressionare e interessare il lettore in uno spazio temporale breve: facciamo tre, cinque, dieci minuti al massimo di lettura. Il romanzo presuppone una capacità opposta di incastro e saper gestire i tempi, le pause le accelerazioni, la capacità di creare personaggi e storie, di costruire spessore anziché toglierlo come nel racconto, che siano di stimolo a proseguire la lettura paragrafo dopo paragrafo.
Il punto è sempre il medesimo: raccontare storie. E credo che imparato non ci nasca nessuno, ma che la capacità si acquisti col tempo e la fatica. Che poi si riesca anche ad esser letti da un pubblico è faccenda del tutto fuori dal nostro controllo, temo, soprattutto in un paese tanto difficile come l'Italia.
Ecco, lo spessore. Ho notato a mie spese che lo spessore nei racconti di rado funzioni e che bisogna costruire un racconto per sottrazione, mentre nel romanzo vale la regola opposta.
Bello scambio, Antonio.
BiciAutori - racconti in bicicletta
Trentun paia di gambe hanno pedalato con la loro fantasia per guidarci nel puro piacere di sedersi su una bicicletta ed essere spensierati, felici e amanti della Natura.
A cura di Massimo Baglione.
Copertina e logo di Diego Capani.
Contiene opere di: Alessandro Domenici, Angelo Manarola,
Bruno Elpis,
Cataldo Balducci, Concita Imperatrice, Cristina Cornelio, Cristoforo De Vivo,
Eliseo Palumbo,
Enrico Teodorani, Ettore Capitani, Francesco Paolo Catanzaro, Germana Meli (gemadame), Giovanni Bettini, Giuseppe Virnicchi, Graziano Zambarda,
Iunio Marcello Clementi, Lodovico Ferrari, Lorenzo Dalle Ave,
Lorenzo Pompeo,
Patrizia Benetti, Raffaella Ferrari, Rebecca Gamucci,
Rosario Di Donato,
Salvatore Stefanelli, Sara Gambazza, Sandra Ludovici,
Sonia Piras, Stefano Corazzini,
Umberto Pasqui, Valerio Franchina,
Vivì.
Le radici del Terrore
Antologia di opere ispirate agli scritti e all'universo lovecraftiano
Questa antologia nasce dalla sinergia tra le associazioni culturali BraviAutori ed Electric Sheep Comics con lo scopo di rendere omaggio alle opere e all'universo immaginifico di Howard Phillips Lovecraft. Le ventitrì opere selezionate hanno come riferimento la narrativa "lovecraftiana" incentrata sui racconti del ciclo di Cthulhu, già fonte di ispirazione non solo per scrittori affermati come Stephen King, ma anche in produzioni cinematografiche, musicali e fumettistiche. Il motivo di tanto successo è da ricercare in quell'universo incredibile e "indicibile", fatto di personaggi e creature che trascendono il Tempo e sono una rappresentazione dell'Essere umano e delle paure che lo circondano: l'ignoto e l'infinito, entrambi letti come metafore dell'inconscio.
A cura di Massimo Baglione e Roberto Napolitano.
Copertina di Gino Andrea Carosini.
Contiene opere di: Silvano Calligari, Enrico Teodorani,
Rona, Lellinux, Marcello Colombo,
Sonja Radaelli, Pasquale Aversano, Adrio the boss, Benedetta Melandri, Roberta Lilliu,
Umberto Pasqui,
Eliseo Palumbo, Carmine Cantile,
Andrea Casella, Elena Giannottu,
Andrea Teodorani, Sandra Ludovici, Eva Bassa,
Angela Catalini, Francesca Di Silvio,
Anna Rita Foschini, Antonella Cavallo, Arianna Restelli.
Special guests: gli illustratori americani e spagnolo Harry O. Morris, Joe Vigil and Enrique Badìa Romero.
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Cuori di fiele
antologia di opere ispirate all'ineluttabile tormento
A cura di Roberto Virdo'.
Contiene opere di: Marcello Rizza,
Ida Daneri,
Francesca Paolucci,
Enrico Teodorani,
Mario Flammia, Francesca La Froscia,
Ibbor OB,
Alessandro Mazzi, Marco Fusi,
Peter Hubscher, Marco Pugacioff, Giacomo Baù, Essea, Francesco Pino,
Franco Giori,
Umberto Pasqui, Giacomo Maccari,
Annamaria Ricco, Monica Galli,
Nicolandrea Riccio,
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GrandPrix d'autunno 2022 - Endecasillabo di un impostore - e le altre poesie









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Calendario BraviAutori.it "Writer Factor" 2014 - (in bianco e nero)
A cura di Tullio Aragona.
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Gara d'Autunno 2018 - Lettera a Giovanni, e gli altri racconti











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