
La simulazione
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La simulazione



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Saluti
Vittorio
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Re: La simulazione
e grazie per il commento.
Io avevo preparato un altro testo, per questa stagione, qualcosa di cui avevo anticipato il tema, ma poi è uscito fuori anche questo e, non so perché, ha avuto la meglio all'ora di scegliere chi proporre.
Sarò sincero, un po' mi trovo incomodo: nell'ultima gara Ombrone aveva già pubblicato un racconto che usava (anche) una sorpresa a lá "Sentinella". Spero non me ne voglia.
I temi che hanno ispirato questo sono vari: qualche sera fa, chiacchierando a cena con mia moglie di ricordi e preveggenza, non so perché mi si è accesa 'sta lampadina del secondo principio della termodinamica (s'è sposata un fisico, problemi suoi!), che fondamentalmente stabilisce l'irreversibilità dei fenomeni fisici. È stata un'epifania: quando ho studiato Istituzioni di Fisica Teorica (col mai abbastanza compianto e riconosciuto Prof. Roberto Stroffolini), ricordo il doppio cono degli eventi su quella lavagna, e il discorso che, se fosse per tutte le altre leggi fisiche, in particolare a livello quantistico, non ci sarebbe alcuna differenza tra passato e futuro. Un evento è un punto nello spazio e nel tempo, al quale arrivano dal passato infinite curve dal cono con base di raggio c·t, e dal quale si dipartono infinite curve in un cono nel futuro con base c·t. Ci approcciavamo all'indeterminazione di Heisenberg.
Ma ragionare su ricordo e preveggenza mi ha fatto porre la domanda: se le leggi fisiche sono simmetriche rispetto al tempo (valgono in entrambe le direzioni del tempo), perché non ricordiamo il futuro ma ricordiamo solo il passato? Il classicissimo secondo principio della termodinamica mi ha subito richiamato all'ordine: "Guaglio'! Ma te si' 'nzallanuto? Jetta 'n uovo pe' tterra, e vvide che succede!" - Impossibile ricomporre un oggetto che si rompe.
Dunque, FORSE, per noi sistemi macroscopici, è quel semplice secondo principio che ci impedisce di "ricordare" (antevedere) il futuro.
E ora l'elemento in più (perché fino a ora...): negli ultimi tempi si sta affermando, con un certo seguito tra i colleghi, l'ipotesi che l'universo nel quale viviamo sarebbe un'enorme simulazione. Lo è? Non lo è? Il mio racconto non pretende certo di stabilire se l'ipotesi sia vera o falsa, ma cerca di analizzare un punto della questione. Ammettiamo che sì, viviamo in una simulazione: il secondo principio della termodinamica, rendendo asimmetrico lo scorrere del tempo, sarebbe una sorta di "misericordia" usata dal nostro simulatore per non farci ricordare che, presto o tardi, la simulazione avrà fine (e come), gettandoci nello sconforto di considerare noi stessi come nulla più che un'invenzione nemmeno di una mente superiore, ma di un calcolatore addirittura!
Ma, e qui sta il guizzo che ritengo interessante, e sarebbe divertente proporlo ai colleghi, riflettiamo (grazie ad Ariel) sul perché si realizza una simulazione: la fai perché vuoi studiare un fenomeno e non sai quale potrebbe essere il risultato di una serie di leggi che imponi a un certo modello. Perché non lo sai? Se fossi onnisciente, dovresti conoscere il futuro, e non avresti bisogno di realizzare la simulazione! Quindi anche tu, simulatore, sei soggetto a qualche legge come il nostro secondo principio della termodinamica. Ohibò, non sarai anche tu, a tua volta, una simulazione? Un'infinità di universi simulati e simulanti si apre come soluzione. Pare un testo sacro indù.
Per i nomi dei protagonisti, sono stato cattivello: Ariel è il nome dell'angelo della creazione, Luiss Cypher è simile al nome del diavolo interpretato da Rober De Niro in "Ascensore per l'Inferno", quindi non è tutta questa invenzione, e "Sar" è l'ebraico per "angelo" (mi sono guardato bene dall'attribuire un cognome ad Ariel.
Perché buttarmi sul "biblico"? Beh, non è che io abbia un'idea chiara di come potrebbero essere questi esseri che ci starebbero simulando, quindi gli angeli vanno benissimo. Angeli, alieni... come facciamo a essere sicuri che non siano la stessa roba?
Spero di aver ricordato tutto, ma certamente qualcos'altro uscirà fuori. Grazie ancora, Vittorio, e a presto!


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Re: La simulazione
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Re: La simulazione
Ci sarebbe anche la luna di Urano (di fatto, le lune di Urano prendono i nomi dai personaggi di Shakespeare e Pope) e, per un vezzo fonetico britannico, Tolkien ha poi usato la desinenza -el per molti nomi dei suoi personaggi elfici.
Ma lui, essendo filologo e glottologo, aveva inventato anche un senso linguistico per queste desinenze, per poi miscelarlo con la sensazione che quei suoni ispiravano negli uditori anglofoni. "El" è "stella" ("eldar" = "popolo delle stelle", perché si destó presso Cuivienen (acque del risveglio) quando Varda Tintalle Elentári (in Quenya. In Sindarin è Elbereth Gilthoniel) accese le prime stelle), ma è innegabile il suggerimento el=elf (fata, nel senso tolkieniano del termine).
Fece un lavoretto niente male, ma non sto seguendo la serie su queste piattaforme streaming: ne sento dire meh.


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Il mio unico timore è che, se siamo il prodotto di una AI in un altro universo, dove prende la sua energia, chi paga la bolletta e, soprattutto, continuerà a pagarla?
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Re: La simulazione
Grazie Andr60 per il passaggio!


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Re: La simulazione

Nessun difetto: quando sottoponiamo quello che scriviamo ad altri, lì comincia la vita che abbiamo donato al componimento, ed è certamente più gratificante vederli andare con le loro gambe, che dovergli stare dietro.
A presto, e grazie del passaggio.


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Altra fonte di interesse è poi che sono un appassionato di fantascienza e per inciso trenta lontani anni fa sono stato proprio un "pargolo" della LUISS e per quei tempi in effetti il centro di calcolo non era per niente male.
Vediamo al racconto in se stesso, inizio con gli unici dubbi.
- Delle volte non fila fluidissimo a mio parere-
- I nomi… ho letto la spiegazione è apprezzo il ragionamento, ma ad una prima lettura non avevo colto questi riferimenti… e quindi, sono sincero ero partito che Ariel fosse donna… (e magari coi capelli rossi e le pinne) e mi ha meravigliato scoprire fosse maschio.
Lati positivi.
Beh l'idea è ottima e molto ben gestita e la temperatura della narrazione splendidamente gestita!
L?idea dell'Unverso come simulazione non è certo nuova (da prima di Matrix addirittura), ma gli dai un ottimo spirito.
Il tutto mi fa venire in mente due splendidi racconti il primo è ovviamente l'Ultima Domanda di Asimov… con "Sia Luce e Luce fu" che lo chiude.
Il secondo molto meno conosciuto che dovrebbe essere di David Brin: degli scienziati (quindi ambiente simile) lavorano per creare delle singolarità tramite un acceleratore. Ci riescono ma queste scompaiono subito, la sera studiando i dati scoprono che la matematica predice che le loro singolarità si sono trasformate in universi bolla che si sono separati dal nostro…
In pratica hanno causato dei big bang di Nuovi Universi e si chiude con loro che osservano il cielo notturno augurando buona fortuna a qualsiasi cosa abbiano dato origine
In sintesi decisamente 5
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Re: La simulazione
Credo che in effetti dovrei avere il racconto di Asimov in una raccolta, ma l'avrò letto 30 anni fa, e non deve avermi causato questa grande impressione esteriore.
Ma io sono un lettore strano: assorbo le cose, apparentemente dimenticandole, e invece poi mi lasciano sempre qualcosa.
Sui nomi, col tempo ho appreso a non fare troppe assunzioni sull'identità di un personaggio dal nome esotico: persino il banale Andrea è femminile, in Portogallo e Brasile... MA avresti dovuto valutare il racconto senza pensare ai nomi: i nomi servono per dare un'identità, nulla più, e se non ti piacciono, vuol dire che l'autore li ha scelti male.
Mi interessa invece perfezionare la fluidità della scrittura, perciò ti sarei grato se potessi farmi qualche esempio dei tratti più "incespicanti". Alle volte uno sente che il meccanismo cigola, ma non riesce a mettere a fuoco dove, di preciso, e queste gare, col confronto positivo che generano, servono anche a questo, no?
E mi solleva che non abbia preso a male che riutilizzassi a così stretto giro di posta quell'espediente.
A presto!


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Re: La simulazione
Certamente, lo farò volentieri, ma mi servirà qualche giorno... che faccio fatica a tenere il passo degli impegni questo fine mese.
Ps tieni conto che cmq ti ho dato un solido 5.
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Re: La simulazione
gli impegni di lavoro tolgono l'esistenza, ti capisco bene (sto rubando il tempo a una consegna a un cliente...

Ma io non mi lamento certo del 5, voglio solo apprendere, imparare!
Ho imparato che ciascuno è un unico irripetibile, e se qualcuno si è preso la molestia di buttarci quaggiù un motivo c'è, che tu puoi dare e nessun altro. Questa è una mia certezza di vita, e nessuno è mai riuscito a farmela crollare, nel bene e nel male. Dunque, cos'è che posso apprendere da te e solo da te?
A presto.


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Un laboratorio di un campus divino… o extraterrestre… dove quel professore mi sa tanto del "barbuto Creatore" della mitologia religiosa… quello che già sapeva… furbetto… che il suo pupillo avrebbe trovato le origini del "suo" esperimento primordiale/generativo. Primordiale sì… ma non ultimo… visto l'esistenza del cono del futuro!
Parlando da ateo… ovviamente è favola fantascientifica!

Jacopo
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Re: La simulazione
In realtà no, Michael Sar è solo il capo delle schiere angeliche, e nota come si comporta col pupillo: "non ti credere Dio!" (Quis ut Deus)
Il "capo" è il rettore, ovviamente, ma Michael non vuole prendere il posto del capo.
Avevo dimenticato di averci infilato anche queste sottigliezze. Chissà se ne escono fuori altre: faccio le cose, ma poi dimentico così in fretta tutto...
A presto!


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ma hai sbagliato il titolo: "Cono di luce" sarebbe stato più bello/intrigante rispetto a "La simulazione".
Estratto dal tuo racconto:
"l'evoluzione di un processo dal passato, insieme al cono degli eventi posti a una distanza-luce inferiore a c per t, coincide in questo punto, e poi si apre di nuovo in un altro cono di eventi nel futuro». Pensava ad alta voce, poi notò qualcosa di inusuale. «Perché il colore del cono degli eventi futuri mi sembra diverso da quello del cono degli eventi passati?»
Ariel si sentì orgoglioso dell'ossevazione. «Proprio in virtù di quello che le dicevo: in questa simulazione i processi sono irreversibili, quindi gli eventi del passato sono noti, ma non quelli del futuro, perché in realtà non si può tornare indietro nel passato».
«Semplice e geniale. Mi piace!» osservò compiaciuto il professore. Era per quelle sottigliezze che aveva imparato a tenere in massima considerazione quel ragazzo che, lo sapeva, col tempo avrebbe superato il maestro."
L'equazione del cono di luce, -(ct)² + x² + y² + z² = 0 di Minkowski (Minkia! Direbbe un siculo! Sembra quasi una formula magica!)
= 0 (essendo la velocità della luce un limite invalicabile)
È come se il tempo fosse un opposto, "un contrario" (pur essendo un tutt'uno con gli intervalli spaziali, o sbaglio?). Giuro che non ho consultato niente… Solo la formula e qualche schemino ho visto, ma era il valore (-(ct)^2) che non riuscivo a capire e cercavo di spiegare a me stesso. Poi ho pensato che il tempo può essere passato (-), presente (0), futuro (+), e nel futuro diventa 0: cioè quando in concreto avviene/esiste? Oppure quando il futuro diventa presente? E l'equazione dà sempre risultato pari, come la partita doppia dei ragionieri. Sembra una miscela di matematica e filosofia, la mia.
Bravo, Maiorino
Antonio
Voto 5/5
P.S. Ariel: detersivo per i panni! (scherzo!)
- Marino Maiorino
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Re: La simulazione
con l'equazione che hai riportato mi ci sono laureato ormai 25 anni fa. Essa fa parte della definizione della "metrica di Minkowski", come hai individuato, ma non ricordavo assolutamente nulla al riguardo, mentre scrivevo il racconto.
Il fatto che sia una "metrica" significa che definisce un modo per definire e misurare le distanze. L'uguaglianza a zero indica un "qui, ora".
Come si legge una cosa del genere? Se la mia distanza spaziale da un altro punto è x, y, z, quanto tempo ci vuole a un messaggio radio o luminoso (sono la stessa cosa) per andare da me al punto in questione (o viceversa, visto che le coordinate sono al quadrato)? c•t
Per questo c'è il segno meno, perché nel passare dal primo al secondo membro dell'equazione, il termine c•t cambia segno e diventa positivo.
Il tempo non diventa 0 nel futuro, ma nel presente. t = 0 = ora
Ma davvero, sebbene la relatività possa sembrare attraente, l'estratto del racconto è il secondo principio della termodinamica, che rende impossibile prevedere il futuro: per la relatività il tempo può tranquillamente essere presente, passato o futuro senza alcun problema. Solo il punto x =0, y= 0, z= 0,t=0 è particolare perché è il vertice del doppio cono, ma non ci sono altre particolarità: l'elevamento al quadrato delle coordinate x, y, z e t rende simmetrico il tempo come lo spazio, puoi andare avanti e dietro come ti pare, per la relatività.
Titolo poco intrigante, forse, ma più rispondente all'attuale tema del racconto.
A presto, e grazie dei ricordi che hai stimolato (VIRGO... guarda caso, l'altro giorno sono stato invitato al meeting tra gli esperimenti VIRGO, LIGO e KAGRA, qui a Barcellona... Mai possibile che ogni volta che ci scriviamo, mi devo chiedere se non sei un agente del caso?)
Un saluto!


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Re: La simulazione
Mi sono riletto il racconto per cercare di capire l'origine della mia sensazione, tieni conto che non sono certo un editor o un grande esperto, ma ci provo.
Primo punto Ariel. Il concetto, che mi hanno spesso bacchettato, è una cosa è quella che vogliamo dire noi e un'altra la raffigurazione del lettore e il difficile sta proprio nel fare coincidere le due cose.
Per dirti, in un mio racconto storico avevo fatto una bella scena di introduzione al climax ad alta drammaticità, mi sembrava molto fica… ma i beta reader la trovavano comica… la descrizione gli faceva venire in mente una scena molto famosa di Brancaleone… addio effetto drammatico. Io avendola scxritta non ci avevo pensato avendo il mio film mentale in testa.
Ahime cambiata scena, perché puoi fare solo quello, non cambiare i collegamenti mentali di chi ti legge.
Per il 90% degli italiani Ariel fa venire in mente un personaggio femminile (così come Andrea un maschio), quindi leggendo si fa una raffigurazione mentale. Scoprire a posteriori che non è così, spezza il film mentale e costringe a riavvolgere e interrompe il flusso della storia….
Come rimediare? Dare in qualche modo subito l'informazione mentale che Ariel è un ragazzo, malgrado il nome, magari con una breve descrizione introduzione… questo allieverebbe anche l'effetto talking heads, aiutando a raffigurare meglio i protagonisti e l'ambientazione, il tuo è ovviamente un racconto molto spostato sul dialogo.
Per questo forse potresti (già lo fai in parecchi punti) favorire i beat di azione dei personaggi invece dei semplici dialogo tag.
«Sto verificando i dati, la loro mole è spaventosa…» provò a giustificarsi Ariel
«Sto verificando i dati, la loro mole è spaventosa…» Ariel alzò gli occhi al cielo con un sospiro stanco
Me ne fotto dei problemi che puoi aver causato a me!» gli urlò l'anziano, e Ariel ne fu sorpreso. «Potrei mandare avanti io quest'università, se lo volessi, e il comitato etico lo sa bene!»
Me ne fotto dei problemi che puoi aver causato a me!» l'improvviso cambio di tono fece sobbalzare Ariel. «Potrei mandare avanti io quest'università, se lo volessi, e il comitato etico lo sa bene!»
Per fare due esempi
Ultimo punto… qual'é il punto di vista? Perché delle volte mi sembra ondeggi tra un narratore onniscente e Ariel in terza persona?
Ecco dal poco che ho capito finora di scrittura, mi vengono in mente questi tre punti di miglioramento
- Marino Maiorino
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Re: La simulazione
e congratulazioni per la consegna (ogni volta che ce n'è una, è sempre una soddisfazione vederla andar via).
Grazie per il nuovo passaggio, davvero interessante: quando ci mettiamo solo dal punto di vista della storia, capita di perdere quello del lettore.
Sul fatto che Ariel suoni femminile, così come l'hai posta è talmente ovvio che dovrei prendermi a schiaffi! Grazie davvero!
Anche sui tag... È un punto sul quale stavo rimuginando da tempo: mi rendo conto che spesso non sono efficaci. Cerco di ridurli per non spezzare i dialoghi, per dare al lettore tempi più vicini a un dialogo autentico, ma alle volte devo infilare qualcosa per far capire chi sta pronunciando una certa frase. Altre volte è necessario caratterizzare le espressioni. Ma se continuo ad andare avanti senza una precisa sensazione dell'economia dei tag, succede che poi un lettore più scafato percepisce le lacune. Ok, ci farò maggior attenzione.
E sul narratore... Uhm, devo farci caso, perché una sensazione del genere è molesta per chi legge.
Grazie davvero. Cavoli: un commento bello denso! A presto!


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commento La simulazione
La fantasia umana non ha limiti: peccato sia solo fantasia.
La dura realtà è un’altra e in questi anni ci è piombata addosso con tutta la sua violenza. Abbiamo continuato a seminare zizzania ed è giunto il momento di raccoglierne e frutti.
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Re: La simulazione
e grazie per il giudizio (ma "impeccabile", dai...)
Non so se noi abbiamo continuare a seminare zizzania, è certo che ha molti ha fatto piacere disinteressarsi di come riuscivamo a godere del nostro benessere mentre altrove...
Le due cose sono legate: l'ignavia dei cittadini occidentali è la carta bianca per multinazionali e militari a fare quello che gli pare, ma io preferisco individuare i nomi delle cose.
Tanto più che noi raccoglieremo i frutti della nostra ignavia, ma nessuno paga quelli della violenza (tranne le vittime).
A presto!


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pesante e scassa....
Tu lo proponi in chiave informatica, matematica e fisica, io preferisco il Jacques Vallée dei tempi d'oro.
In altre parole,la vera simulazione viene dalla scienza che dissimula con il suo linguaggio la vera natura della simulazione.
- Marino Maiorino
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Re: La simulazione
e grazie per il passaggio, però, permetti che commenti questo passaggio:
"la vera simulazione viene dalla scienza che dissimula con il suo linguaggio la vera natura della simulazione"
La scienza non può e non deve dissimulare, col suo linguaggio, la vera natura della simulazione: questa sarebbe alchimia esoterica. Liberissimo di fartela piacere (e in quanto alchimia piace anche a me), ma non è scienza.
Inoltre, io non l'ho affatto proposto in chiave informatica, matematica o fisica, quella è solo scenografia, sceneggiatura.
Ma è evidente che avrei dovuto offrire maggiori chiavi per una completa interpretazione del testo.
A presto


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Il racconto è scorrevole ma descrive la "civiltà avanzata" ipotizzata da Bostrom, con aspetti troppo usuali (es. la relazione tra maestro e discepolo, la presenza di un comitato di controllo, la carriera accademica).
Questo mi ha lasciato una sensazione naive, dove il quadro ripropone in modo fantastico scorci di vita quotidiana.
Certamente il tema della simulazione non è facile da tradurre in racconto, ma la soluzione trovata (è un mio limite) mi ha un po' deluso.
Dopo questa premessa, il tema del tempo è vasto; qui si tratteggia la questione della "freccia", ma forse traspare troppo l'intenzione didascalica, a discapito della narrazione.
Cavoli, hai scelto un tema tosto !
Insomma, perdonami ma non mi ha convinto del tutto. Mi aveva appassionato di più Perseus
- Marino Maiorino
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Re: La simulazione
Non credo di potermi sganciare da certi modi di proporre la mia fantascienza, anche perché non credo che l'umanità cambierà tanto da demandare ad "altro" alcune funzioni espressamente umane. Tra l'altro, trovo conforto in questa mia impostazione nel tempo (persino Alessandro Magno aveva un maestro coi controfiocchi), nello spazio (a dispetto delle differenze, presso qualunque altra cultura umana esistono maestri e discepoli), e nel tempo e nello spazio (buona parte delle funzioni dei druidi, per dirne una, erano legate al tramandare la loro conoscenza, ad altri druidi o ai bardi, e la storia di Vercingetorige ne è un esempio).
Questo mi conduce a un concetto che ho già espresso diverse volte: il tema dello scrivere è l'uomo. Non importa se scriviamo di robot ("tutti quei momenti svaniranno come lacrime nella pioggia"), di alieni ("quella pelle di un bianco nauseante, e senza squame"), di fate o Dei, il tema è sempre lo stesso: l'uomo, i suoi sentimenti, le sue emozioni, i suoi errori, le sue imprese. Quando la società sarà cambiata al punto di non poter più riconoscere un rapporto maestro/allievo, comunque tu voglia chiamare il maestro e l'allievo, probabilmente l'umanità sarà anche assai diversa da quella che muore, ama, sbaglia, osa e si emoziona.
Quindi, seppure comprenda benissimo l'aggettivo che hai usato ("naive"), non credo che cercare un'espressione più fantascientifica avrebbe cambiato il succo del racconto, o la sua comprensibilità, o migliorato la sua ambientazione.
Questo per quel che riguarda il lato fantascientifico.
Non riconosco un limite nella tua delusione, al contrario: è lampante che ti sia immerso in un mondo nel quale cerchi riferimenti e ne trovi altri. Tutt'altro che un limite!
Ma il racconto è davvero fantascientifico? E il suo tema è davvero il tempo? O non è piuttosto,a cominciare dal titolo, un racconto mitologico il cui tema è la creazione, anzi l'infinita serie di creazioni incapsulate, come in un universo indù (sebbene con nomi presi dalla mitologia ebraica)?
A presto!


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Re: La simulazione
e grazie per il passaggio.
Perché parli di "allegoria" scientifica? Non è nessuna allegoria: l'ambientazione è fantascientifica, il tema mitologico/metafisico.
Sul fatto che potrei alleggerirlo, hai ragione: non sono la persona dall'eloquio più agile che conosco!

A presto!


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Re: La simulazione
anch'io considero la scenografia parte del tutto, ma tu vorresti far arrivare i contadini a qualcosa che loro già considerano (loro non si stupiscono delle infinite scale del Creato). Dov'è la scoperta? Eppure, essi non la comprendono (né gli interessa, essa è data per scontata).
La scoperta sta nel metodo: io ho preso apposta uno scenario fantascientifico per far perdere ogni riferimento, e per far RIscoprire a "dottoroni" uno scenario che, dall'alto della loro dottrina, non hanno ancora tenuto in considerazione.
Lo scenario è che forse viviamo in una simulazione, quindi c'è qualcuno che ha realizzato questa simulazione (e già qui, dubito che dei contadini si arrovellino su ipotesi del genere...). La domanda è: perché si esegue una simulazione? Per studiarne l'evoluzione, perché non si sa quale potrebbe esserne il risultato. E com'è possibile che esseri talmente superiori a noi da realizzare il nostro universo in simulazione (per questo ho usato angeli) non siano certi del risultato? Perché anche il loro universo... E così via, non so se infinitamente o meno, di simulazione in simulazione.
Io non so come stai leggendo il racconto, ma io l'ho scritto su un doppio binario, al quale serviva il mezzo letterario per esporre un ragionamento scientifico, e se mi tiri in ballo i contadini... che ragionamento scientifico è? Il Secondo Principio della Termodinamica (che qui è fondamentale) come ce lo infilo?
:/ Non so se mi spiego...


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Re: La simulazione
ma io non dico che la gente comune e i contadini non si interessino a queste cose! Prima che un professionista, sono stato astrofilo (amante delle stelle) fin da bambino, e so che significa un interesse puro e senza sovrastrutture! Dico che non hanno gli strumenti per metterle in discussione (che è poi il sale della scienza)!
Prima di essere un fisico, io SONO una persona comune e, da un punto di vista "privilegiato", VEDO le differenze tra un discorso imbastito per mero interesse, e uno basato su metodi di ragionamento che non sono quelli della gente comune! È come se io cercassi di spiegarmi tutte le postille del contratto del mio conto in banca: io posso bestemmiare in aramaico, ma per capire c'è l'impiegato che mi aiuta; personalmente non riesco ad addentrarmi nei perché e i percome di ogni singola virgola!
Il racconto è scritto da un fisico che cerca di esporre poche nozioni (di un certo peso) al riguardo del tema scelto, ovvio che deve usare "l'autorità" di "professori" per presentare i suoi argomenti! Se fossero stati contadini, tutto il racconto avrebbe girato intorno ad altre considerazioni che personalmente non ho fatto, e quindi non posso esporre! Che faccio, aspetto di pensare come dici tu prima di proporre il racconto?
Come ho già scritto, il racconto non è solo un racconto, ma l'autentica esposizione di un'osservazione tecnica e scientifica nei confronti di una teoria che si sta ventilando da un po'.


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Commento
Che il mondo sia solo il sogno di un dio, o di Dio, o di qualcun altro che sogna qualcuno che sogna è storia antica, ancestrale persino. Tanto che pure il grande Kant, nella distinzione tra fenomeno e noumeno, ci ha costruito un pezzo della sua opera. È inutile, la metafisica finisce sempre nello stesso modo: qualcuno crea e qualcun altro viene creato, o sognato o immaginato, e che ti vengano in mente allusioni bibliche non è casuale secondo me.
Tra parentesi, la teoria della simulazione, se non erro del filosofo norvegese Nick Bostrom è una delle basi teoriche su cui si basa la teoria del lungotermismo che tanto affascina il superfantagenio Elon Musk e il suo compare Sam Altman amato dai vari Elkann del pianeta.
Insomma una filosofia per super ricchi, una specie di nuovo cristianesimo che predica la salvezza non in un altro mondo ma in un mondo futuro. Chissà se Trump è un sogno o un incubo.
Il racconto è gustoso, perchè esplora un pezzo importante di esplorazione scientifica col merito di renderla comprensibile anche ai cucuzzoni come me, e ha anche una sua dignità letteraria nel modo cui rendi esplicito un pensiero attraverso la narrazione.
Noi uomini ci raccontiamo storie da una vita, e non siamo mai sazi. Un punto di contatto di ogni cultura, in ogni tempo, se ci rifletti bene, è proprio il desiderio e la capacità di narrare storie. Il modo in cui inventiamo storie ha, secondo me, molto a che fare con il modo in cui rappresentiamo il mondo.
Una domanda: la firma della vita senziente che cerca Ariel, cos'è?
Te l'ho detto che son cucuzza.
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Re: La simulazione
pochi commenti li attendo con trepidazione come i tuoi, perché anche se spesso dici di non voler dilungarti troppo, sai offrirmi spunti di approfondimento per ciò che scrivo al di là delle mie originali intenzioni, e scoprire che sotto il sasso liscio che uno ha trovato sulla spiaggia c'è altro, desta sempre meraviglia.
Sul titolo... Mi sono buttato su "La simulazione" per motivi di ambientazione, inoltre volevo far scoprire al lettore il motivo mistico dietro al racconto. Metterglielo lì su un piatto d'argento avrebbe (è una mia impressione) tolto il gusto dello scoprire che si parte da una cosa per finire in altra.
Sei più informato di me! Bostrom... Boh! Musk, Altman, Elkann... La Scientology del(l'inizio del) XXI secolo! Il racconto prende spunto dalla mia convinzione che quella della simulazione sia una str...ata! E spero diventi evidente nel racconto. O questo, o dover assumere tutta una serie di cose (anche chi ci sta simulando non è affatto onnipotente, o non avrebbe certo bisogno di simularci) che comunque tolgono valore alla teoria in quanto "definitiva" (tutti sanno che le loro teorie sono buone fino al prossimo livello di approssimazione, ma tutti le difendono come l'Inquisizione difendeva la Bibbia: coi roghi degli "eretici"! Unica eccezione che io riconosca: Einstein). E siccome vale sempre il rasoio di Occam...
Avrò letto "Bostrom" (il nome, non la teoria) un paio di volte, quindi sarebbe ingiusto prendermela con la sua teoria. Io ce l'ho con i "geni delle simulazioni" più in generale: tempo fa, uno sbarbatello ha pubblicato su una rivista importante un articolo nel quale annuncia di aver spiegato non ricordo più quale cosa fondamentale dell'Universo. Con che strumento? Con una simulazione!
Ora, capiscimi: poteva essere il Big Bang o i buchi neri, non me ne poteva importare di meno. Con le simulazioni non fai una teoria, perché dalla simulazione tiri fuori quello che ci metti: la simulazione è tanto buona quanto il modello implementato è raffinato, e i suoi limiti sono quelli del modello. Io posso simulare il moto di una palla di cannone con la semplice cinematica e una parabola, ma dovrò arricchire il modello con l'altezza del cannone dal suolo, il livello del suolo (le parabole non hanno fine o inizio, ma il moto di una palla di cannone sì ha estremi), simulare la rigatura del cannone per attribuire un momento angolare alla palla di cannone, o quella comincerà a svirgolare paurosamente, introdurre il vento, la spinta di Archimede se voglio fare le cose molto raffinate... E poi mi arriva un tipo da un'università blasonata, che pubblica su una rivista dove ti mettono persino le virgole sulla graticola, e dice di aver spiegato l'universo con una simulazione? Al limite, con la teoria che sta dietro alla simulazione! Ma visto che l'articolo era proprio sulla simulazione...
Dici: "Il modo in cui inventiamo storie ha, secondo me, molto a che fare con il modo in cui rappresentiamo il mondo."
No, no: il mondo che vediamo, che viviamo, è solo una rappresentazione, la storia che noi inventiamo! Noi facciamo nel mondo ciò che comprendiamo di poter fare, tanto è vero che il nostro mondo si espande quando afferriamo nuovi concetti: nuove possibilità, prima inimmaginate, si aprono! È vero per la ruota, per l'elettricità, per gli aeroplani e i computer! Come facciamo oggi le stesse cose di prima? Quanto abbiamo cambiato il nostro modo di vivere il mondo? Concordemente sono cambiate le nostre storie. Quel "rappresentiamo" che tu usi è intimo, personale.
La firma cercata da Ariel... È qualcosa che va al di là della simulazione, qualcosa che una semplice pedissequa e meccanica esecuzione del programma non avrebbe potuto produrre. Vita? Vita intelligente? Ho pensato a "vita credente"! Le vette più alte dell'essere umano come specie si raggiungono grazie all'intelletto, ma come individuo si raggiungono mediante l'amore, e ciò che serve per amare è la fiducia (fede). Al proposito, ti sarei molto grato se potessi dare una scorsa (un'opinione, in realtà) a "Fatine", un altro racconto che ho pubblicato sul mio profilo insieme a questo.
Ariel non cerca esseri cibernetici o macchine intelligenti, ma esseri viventi, quindi non cerca frutti della tecnica/scienza, ma atti di fede: tavole della legge, un testo sacro...
Grazie infinite per la sempre piacevole (per me) occasione di potermi dilungare un po'.
A presto!


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Trentun paia di gambe hanno pedalato con la loro fantasia per guidarci nel puro piacere di sedersi su una bicicletta ed essere spensierati, felici e amanti della Natura.
A cura di Massimo Baglione.
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Con questo romanzo scopriremo in che modo un rivoluzionario viaggio nel Tempo darà il via a un innovativo sistema di colonizzare la Luna e, forse, l'intero Universo. Partendo dalla Terra con una macchina del Tempo, è possibile arrivare sulla Luna? In queste pagine vi sarà raccontato del lato "Tempo" di questa domanda. La parte "Luna" (qui solo accennata) verrà sviluppata più corposamente nel seguito di questo libro auto-conclusivo. L'autore ha cercato a lungo qualche riferimento a opere che narrassero di un crononauta che sfrutti il viaggio nel Tempo per raggiungere il nostro satellite naturale, ma non è riuscito a trovarne alcuna. Lo scrittore Giovanni Mongini (autore, tra le varie cose, dello splendido articolo "Viaggio al centro del tempo") lo ha confortato in tal senso, perciò si vuole concedere il lusso di indicare la sua persona come colei che ha inventato per prima questo tipo di viaggio Terra-Tempo-Luna. Concedeteglielo, vi prego, almeno per un po' di… tempo.
Di Massimo Baglione.
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Nota: questo libro non proviene dai nostri concorsi ma è opera di uno o più soci fondatori dell'Associazione culturale.
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Antologia di opere ispirate agli scritti e all'universo lovecraftiano
Questa antologia nasce dalla sinergia tra le associazioni culturali BraviAutori ed Electric Sheep Comics con lo scopo di rendere omaggio alle opere e all'universo immaginifico di Howard Phillips Lovecraft. Le ventitrì opere selezionate hanno come riferimento la narrativa "lovecraftiana" incentrata sui racconti del ciclo di Cthulhu, già fonte di ispirazione non solo per scrittori affermati come Stephen King, ma anche in produzioni cinematografiche, musicali e fumettistiche. Il motivo di tanto successo è da ricercare in quell'universo incredibile e "indicibile", fatto di personaggi e creature che trascendono il Tempo e sono una rappresentazione dell'Essere umano e delle paure che lo circondano: l'ignoto e l'infinito, entrambi letti come metafore dell'inconscio.
A cura di Massimo Baglione e Roberto Napolitano.
Copertina di Gino Andrea Carosini.
Contiene opere di: Silvano Calligari, Enrico Teodorani,
Rona, Lellinux, Marcello Colombo,
Sonja Radaelli, Pasquale Aversano, Adrio the boss, Benedetta Melandri, Roberta Lilliu,
Umberto Pasqui,
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Angela Catalini, Francesca Di Silvio,
Anna Rita Foschini, Antonella Cavallo, Arianna Restelli.
Special guests: gli illustratori americani e spagnolo Harry O. Morris, Joe Vigil and Enrique Badìa Romero.
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