Mai tardi
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Mai tardi
Quel giorno, che si aggiungeva alla lunga lista degli altri trascorsi in penombra, doveva pur aver avuto qualche sprazzo di luce, qualche chiazza di rosso intenso, di azzurro, di giallo limone, qualche guizzo di tinta vivace. Qualche avvenimento brillante che non fosse il pasto consumato ad orari regolari, la passeggiata svogliata intorno all’isolato, la spesa, le ore di attesa nell’ambulatorio del medico, il caffè, allungato con il latte, sorseggiato in solitaria davanti alla tele, la mattina.
In quel momento, ricordava solamente la predica di Paola, sua figlia.
Lo aveva rimproverato per essersi dimenticato di prendere le medicine ed aver carbonizzato il petto di pollo nella pentola antiaderente.
" E' la terza volta questo mese. Basta! Dobbiamo trovare una soluzione. Una badante, oltre a tenerti compagnia, ti aiuterebbe a riordinare, a cucinare, a pagare le bollette, insomma si occuperebbe di te. La vita di tutti migliorerebbe”.
Un’alzata di spalle e il solito “a domani” biascicato avevano terminato la conversazione.
“Finalmente se n’è andata” aveva sussurrato.
La porta chiusa era un baluardo che lo difendeva, al quale spesso rendeva grazie, dietro cui si rifugiava per respingere gli attacchi di quel genere umano cui sentiva di appartenere ,ma dal quale si allontanava ogni giorno di più.
Il letto lo aveva accolto. Lo rassicurava e consolava il fatto di riempire con il suo corpo la sagoma nel materasso che gli calzava come un abito cucito su misura.
Il suo orologio biologico gli avrebbe fatto aprire gli occhi intorno alle sei ma puntare la sveglia era diventato un gesto automatico. La mano, allungata in direzione del pulsante da alzare, incontrò l’ostacolo della foto sul comodino che, urtata, ruzzolò in terra liberandosi dalla cornice.
Schiacciò l’interruttore della lampada e lo sguardo, guidato dal fascio di luce, si posò su un foglio spiegazzato, sul pavimento, che aveva probabilmente la funzione di spessore tra il passe partout e il cartoncino del ritratto. Lo raccolse, mosso più dall’istintiva premura di riordinare che dalla curiosità. Si trattava di un ritaglio di spartito musicale; poche note che non gli dicevano niente, impossibile risalire al brano. Appallottolò il pezzo di carta e lo mise nel posacenere sulla cassettiera di fronte al letto.
Spense la luce e si sistemò nel letto.
La notte, stranamente, sognò; o meglio, al mattino, ebbe il ricordo di immagini di lui, ragazzo, che strimpellava la chitarra. “Mai suonata la chitarra”, pensò.
Uscì, verso le dieci, per comprare il pane. Sembrava che anche quel giorno avesse preso la solita, noiosa, piega di tutti gli altri ma lo strascico della suggestione notturna non lo abbandonava. Gli gironzolava nella testa un non so che di irrisolto; lo pervadeva la sensazione, familiare, di essersi scordato qualcosa.
Per strada la sua attenzione fu attirata da un vaso di lobelia che penzolava da una finestrucola stretta, ad altezza d’occhio. La macchia di viola intenso diede una scossa ai suoi sensi appisolati.
Raddrizzò la schiena, fece dietro front e camminò deciso verso la piccola libreria sotto i portici della via Emilia. Nel negozio andò diretto alla sezione manualistica; passò in rassegna, in modo rapido, i dorsi dei volumi sugli scaffali ed afferrò un libro giallo. Gli scappò un “Eccolo!”.
Alla cassa pagò la bellezza di quindici euro e quaranta per l’acquisto di “Mai tardi – corso di chitarra per principianti”.
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commento Mai tardi
Uso abbondante (troppo a mio parere) del che. Non dico che non si possa usare, ma sarebbe utile dosarlo con parsimonia. 11 in 48 righe.
Es. -che- aveva probabilmente la funzione di spessore tra il passe partout e il cartoncino del ritratto. Lo raccolse, mosso più dall’istintiva premura di riordinare -che- dalla curiosità. Si trattava di un ritaglio di spartito musicale; poche note -che- non gli dicevano
Mi chiedo: il termine finestrucola significa “finestra piccola e misera”. Visto che nel “corto” questa visione è la chiave di volta nel futuro del nostro anziano, io userei un termine più allegro per definire una finestra minuscola.
La regola regina di un corto è osservare il più possibile uno stile paratattico. Come dice il buon Zaia, riflettiamoci sopra.
Rilevo una piccola verbosità nel testo, ma penso faccia parte dello stile dell’autrice. Se così non fosse io precederei a una limatura di quelle frasi un po’ ridondanti tipiche di una scrittura di getto, non ancora sottoposta a una lettura a mente fredda.
L’idea, magari non nuovissima, mi piace. Anche lo svolgimento lo trovo molto efficace.
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Grazie. Hai colto il messaggio-segnale lanciato. Sono contenta che il piccolo brano ti sia piaciuto, nonostante le ingenuità nella forma e nel contenuto. Alla prossima.FraFree ha scritto: 23/06/2022, 23:16 Altro che badante, andrà a fare pure i concerti il nonnino! Il racconto fa riflettere su questa fase della vita... La maggior parte degli anziani, soprattutto se rimasti da soli, senza gli impegni di lavoro o altre incombenze, si lasciano andare, anche in assenza di particolari acciacchi. Credo si abbia più bisogno di stimoli che di assistenza (quando autosufficienti) per avere più linfa vitale. Piaciuto!
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Per quanto riguarda forma, punteggiatura, ecc., ho visto i vari commenti... boh. Io sono dell'idea -strettamente personale, intendiamoci- che uno scrive come si sente di scrivere, magari come se raccontasse la storia ad un amico, e che la forma abbia un'importanza secondaria. Quando io leggo qualcosa, la prima cosa a cui bado è se quello che leggo mi piace o meno. E il tuo racconto mi è proprio piaciuto.
(solo un appunto: ma il cittadino della terza età una chitarra in casa ce l'ha già o deve comprarsi anche quella? Presumo comunque che non ce l'abbia, l'avrebbe già rotta in testa alla figlia...)
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Decisamente brava.
Dal punto di vista formale ti segnalo un solo refuso: " di appartenere ma dal quale si allontanava ogni giorno di più." La virgola prima del ma.
La e accentata maiuscola io la trovo sul tastierino numerico con alt 212.
A rileggerti.
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Re: Commento
Namio Intile ha scritto: 07/07/2022, 9:22 Uno splendido incipit con quel giorno... qualche chiazza di rosso intenso. Un tocco espressivo che invita a proseguire la lettura. E poi la presenza del corpo, la sagoma nel materasso, segno di una persona ancora viva, che nel finale vuole ancora vivere, sapere, fare e imaparare a suonare la chitarra. E ti fermi là e in tremilia e passa caratteri hai detto tutto.
Decisamente brava.
Dal punto di vista formale ti segnalo un solo refuso: " di appartenere ma dal quale si allontanava ogni giorno di più." La virgola prima del ma.
La e accentata maiuscola io la trovo sul tastierino numerico con alt 212.
A rileggerti.
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Re: Commento
Namio Intile ha scritto: 07/07/2022, 9:22 Uno splendido incipit con quel giorno... qualche chiazza di rosso intenso. Un tocco espressivo che invita a proseguire la lettura. E poi la presenza del corpo, la sagoma nel materasso, segno di una persona ancora viva, che nel finale vuole ancora vivere, sapere, fare e imaparare a suonare la chitarra. E ti fermi là e in tremilia e passa caratteri hai detto tutto.
Decisamente brava.
Dal punto di vista formale ti segnalo un solo refuso: " di appartenere ma dal quale si allontanava ogni giorno di più." La virgola prima del ma.
La e accentata maiuscola io la trovo sul tastierino numerico con alt 212.
A rileggerti.
Grazie. Ho corretto
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È una bella istantanea sulla vita di un anziano in declino, sarebbe bello se trovasse una nuova ragione di entusiasmo tornando a imparare (perché è quello che ho capito) a suonare la chitarra. Con quello, forse tornerebbero però anche tanti altri ricordi.
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Marino Maiorino ha scritto: 23/07/2022, 9:55 Mi piace ed è ben scritto. Per una questione di gusto personale lo trovo solo troppo corto.
È una bella istantanea sulla vita di un anziano in declino, sarebbe bello se trovasse una nuova ragione di entusiasmo tornando a imparare (perché è quello che ho capito) a suonare la chitarra. Con quello, forse tornerebbero però anche tanti altri ricordi.
Grazie. Hai capito. Ben vengano i ricordi. Sul corto, forse, hai ragione ma mi è venuto così.....
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parto subito col dire che purtroppo il racconto non è del genere che preferisco, sopratutto per quello che riguarda lo stile. Non si percepisce né ironia e neppure tragicità, semplicemnete la storia scorre in uno stile che vuol essere bello senza tener conto della realtà, come se la storia volesse essere "venduta bene". Questo è un mio punto di vista e, in quanto tale, puoi ignorarlo tranquillamente.
Ci sono invece ancluni punti che mi piacciono, la misantropia vista come libertà da un uomo anziano mi fa sorridere, si crea un personaggio che subisce degli eventi, ma che è forte nel farlo, quindi in un certo senso "attivo".
Altra cosa che mi è piacuta è il letto vissuto come conforto, una sorta di tana.
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Grazie. Ascolto e seguo tutti i punti di vista. Ci mancherebbe. Il lettore, per me, è sacro, specialmente chi legge Verga! Ma sto divagando.... Per quel che riguarda lo stile, mi sa che ci sia poco da fare, è personale. Non intendevo non tener conto della realtà. Spero, in tutti questi anni, di essere migliorata e mi fa piacere che tu abbia gradito quei due passaggi. A rileggerci!Giovanni p ha scritto: 25/07/2022, 10:11 Buongiorno,
parto subito col dire che purtroppo il racconto non è del genere che preferisco, sopratutto per quello che riguarda lo stile. Non si percepisce né ironia e neppure tragicità, semplicemnete la storia scorre in uno stile che vuol essere bello senza tener conto della realtà, come se la storia volesse essere "venduta bene". Questo è un mio punto di vista e, in quanto tale, puoi ignorarlo tranquillamente.
Ci sono invece ancluni punti che mi piacciono, la misantropia vista come libertà da un uomo anziano mi fa sorridere, si crea un personaggio che subisce degli eventi, ma che è forte nel farlo, quindi in un certo senso "attivo".
Altra cosa che mi è piaciuta è il letto vissuto come conforto, una sorta di tana.
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Re: Risposta
Eleonora2 ha scritto: 25/07/2022, 12:42 Grazie. Ascolto e seguo tutti i punti di vista. Ci mancherebbe. Il lettore, per me, è sacro, specialmente chi legge Verga! Ma sto divagando.... Per quel che riguarda lo stile, mi sa che ci sia poco da fare, è personale. Non intendevo non tener conto della realtà. Spero, in tutti questi anni, di essere migliorata e mi fa piacere che tu abbia gradito quei due passaggi. A rileggerci!
Lo stile è soggettivo, ma gli spunti di riflessione sono un opportunità per chiunque e apprezzo le storie che ti fanno riflettere.
Una sola domanda,come fai a sapere che leggo Verga?
Ho letto le novelle poco tempo fa dopo averle lette durante la scuola.
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Re: Risposta
Giovanni p ha scritto: 25/07/2022, 13:14 Lo stile è soggettivo, ma gli spunti di riflessione sono un opportunità per chiunque e apprezzo le storie che ti fanno riflettere.
Una sola domanda,come fai a sapere che leggo Verga?
Ho letto le novelle poco tempo fa dopo averle lette durante la scuola.
Lo stile è diverso dagli spunti di riflessione e mi spiace se nel breve testo non ne hai trovati.
So che stavi leggendo LE NOVELLE di Verga avendolo tu dichiarato da un'altra parte, in questo sito, da cui prendo ispirazione.
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Re: Risposta
Veramente ho detto che di spunti di riflessione nella tua storia ce ne sono.Eleonora2 ha scritto: 25/07/2022, 18:29 Lo stile è diverso dagli spunti di riflessione e mi spiace se nel breve testo non ne hai trovati.
So che stavi leggendo LE NOVELLE di Verga avendolo tu dichiarato da un'altra parte, in questo sito, da cui prendo ispirazione.
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Grazie anche a te. Per tante cose - quali? - è tardi. Imparare a suonare uno strumento, aiuta. Trascorriamo la vita a fare quel che dobbiamo, dici tu. Ma non sono d'accordo; infatti, ci dobbiamo sempre provare a fare quel che vogliamo, con grandi sacrifici.Francesco Pino ha scritto: 25/06/2022, 9:42 Passiamo la maggior parte della nostra vita a fare quello che dobbiamo invece di quello che vogliamo, lasciateci almeno la vecchiaia! Peccato che poi per tante cose sia troppo tardi, pero' almeno per imparare a suonare la chitarra non lo è. Certo, magari poi arriverà la figlia a criticarlo: "ma cosa ti metti a suonare alla tua età!" E vabbè.
Per l'argomento trattato mi sembra eccessivamente corto, poco sviluppato. Comunque si lascia leggere piacevolmente.
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Re: Risposta
Giovanni p ha scritto: 25/07/2022, 18:50 Veramente ho detto che di spunti di riflessione nella tua storia ce ne sono.
Non ho letto correttamente. Ciao
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Mi piacciono i racconti nei quali i sogni conducono alle svolte narrative, anche nel tuo quell'immagine onirica fa scattare un interesse, forse dimenticato, forse nuovo, nell'anziano e gli dà uno stimolo a non lasciarsi andare ai ricordi, a una routine di noia e consuetudine, a ricordagli che "non è mai troppo tardi".
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Ilsestogatto ha scritto: 30/06/2022, 17:02 Premetto: sono un pensionato (da non molti anni, ma sempre pensionato) e nella mia vita ho avuto a che fare con anziani più o meno autosufficienti e con la testa più o meno a posto. Per questo posso dire che il tuo racconto ha colto nel segno: per un anziano la routine può essere anche pratica, comoda, ma rimbambisce e servono allora degli sprazzi, delle varianti che fanno cambiare punto di vista e danno nuove prospettive. Come un corso di chitarra, o anche solo l'idea di imparare a suonare la chitarra. Quindi, in bocca al lupo al cittadino della terza età!
Per quanto riguarda forma, punteggiatura, ecc., ho visto i vari commenti... boh. Io sono dell'idea -strettamente personale, intendiamoci- che uno scrive come si sente di scrivere, magari come se raccontasse la storia ad un amico, e che la forma abbia un'importanza secondaria. Quando io leggo qualcosa, la prima cosa a cui bado è se quello che leggo mi piace o meno. E il tuo racconto mi è proprio piaciuto.
(solo un appunto: ma il cittadino della terza età una chitarra in casa ce l'ha già o deve comprarsi anche quella? Presumo comunque che non ce l'abbia, l'avrebbe già rotta in testa alla figlia...)
L'ho fatto di nuovo? Non trovo la mia risposta. Forse non ho aspettato abbastanza. Ma torniamo a bomba! Grazie. Di tutto. Spero, con gli anni, di essere migliorata nella scrittura, punteggiatura, ecc.
Contenta della realtà del personaggio. Quanto alla chitarra, se la farà prestare. Prima di romperla in testa alla figlia vorrà sentirsi sicuro........ A presto
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Domenico Gigante ha scritto: 24/06/2022, 20:08 Cara Eleonora! Leggero e dolce. Carico di speranza e di ottimismo. Scrivi molto bene e con grande fantasia. Nonostante il racconto sia molto breve, lo hai arricchito di dettagli e si sente un'aria quasi familiare. Peccato per il tuo difficile rapporto con la punteggiatura. Ma va bene comunque. Scorre lo stesso senza problemi. Un abbraccio!
Grazie.
Caro Domenico il tuo commento, come quello di tutti quelli che hanno trovato il tempo di leggere questo breve testo, mi fa molto piacere. Anche se è difficile il mio rapporto con la punteggiatura che spero sia cambiato. Un caro saluto.
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Bravoautore ha scritto: 24/06/2022, 18:36 Anziani e bambini,nei popoli latini,vengono trattati come fossero semideficienti.
Io sono stata in Svezia e Norvegia,poi in Corea del Sud e a Taipei:lì i vecchi bagnano il naso agli anziani latini e ridono di come vengono "bambinizzati" .
Grazie per il tuo intervento. Quindi è solo una questione di mentalità e cultura? Anche a me sarebbe piaciuto conoscere altri punti di vista, viaggiando. Per fortuna la tecnologia, con la rete, ha fatto passi da gigante, ma essere sul posto e confrontarsi non è lo stesso. A risentirci.
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RobertoBecattini ha scritto: 24/06/2022, 13:54 Una piccola tranche de vie di un anziano, che si scuote dal torpore della tiritera quotidiana. Un bel bozzetto minimalista, dove lo spunto più interessante è quel "Finalmente se n'è andata" riferito alla figlia Paola. C'è quest'idea diffusa che noi adulti siamo genitoriali e responsabili coi nostri vecchi, che li sopportiamo, e spesso glielo diciamo anche. Loro non ce lo diranno mai, ma temo proprio che la sopportazione sia reciproca.
Grazie. Hai colto un'altra provocazione del breve testo. Ognuno trova la sua. Secondo me, hai detto bene, ma è solo, la mia, un'opinione. Alla prossima!
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Grazie. Terrò conto dei, preziosi, suggerimenti e osservazioni. Anzitutto, andrò a leggere Zaia e mi informerò meglio. L'idea e lo svolgimento ti sono piaciuti e questo mi fa piacere.Alberto Marcolli ha scritto: 24/06/2022, 12:13 La d eufonica… ed aver -- ed afferrò -- ad orari
Uso abbondante (troppo a mio parere) del che. Non dico che non si possa usare, ma sarebbe utile dosarlo con parsimonia. 11 in 48 righe.
Es. -che- aveva probabilmente la funzione di spessore tra il passe partout e il cartoncino del ritratto. Lo raccolse, mosso più dall’istintiva premura di riordinare -che- dalla curiosità. Si trattava di un ritaglio di spartito musicale; poche note -che- non gli dicevano
Mi chiedo: il termine finestrucola significa “finestra piccola e misera”. Visto che nel “corto” questa visione è la chiave di volta nel futuro del nostro anziano, io userei un termine più allegro per definire una finestra minuscola.
La regola regina di un corto è osservare il più possibile uno stile paratattico. Come dice il buon Zaia, riflettiamoci sopra.
Rilevo una piccola verbosità nel testo, ma penso faccia parte dello stile dell’autrice. Se così non fosse io precederei a una limatura di quelle frasi un po’ ridondanti tipiche di una scrittura di getto, non ancora sottoposta a una lettura a mente fredda.
L’idea, magari non nuovissima, mi piace. Anche lo svolgimento lo trovo molto efficace.
Quanto al termine finestrucola, è proprio quello che ha fatto scattare il corto. Un vaso la riempiva e le faceva assumere un'aria importante.Alla prossima.
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Grazie. Non dirò altro. Non c'è da dire altro.Roberto Bonfanti ha scritto: 26/07/2022, 17:55 Un bel corto, con dei passaggi molto poetici, l'incipit, ma anche altre cose.
Mi piacciono i racconti nei quali i sogni conducono alle svolte narrative, anche nel tuo quell'immagine onirica fa scattare un interesse, forse dimenticato, forse nuovo, nell'anziano e gli dà uno stimolo a non lasciarsi andare ai ricordi, a una routine di noia e consuetudine, a ricordagli che "non è mai troppo tardi".
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